sabato 2 dicembre 2017

Azienda cerca personale e non lo trova: "Giovani hanno idea sbagliata su lavoro metalmeccanico

di Elena de Stabile http://www.repubblica.it/cronaca/2017/12/02/news/lavoro_azienda_padovana_cerca_dipendenti_ma_non_li_trova_mancano_le_competenze_-182803912/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P3-S1.4-T1
"Abbiamo una settantina di posizioni aperte da almeno sei mesi. In tutto questo tempo avrà risposto sì e no una decina di persone delle quali solo tre idonee. Siamo al paradosso".
A Parlare è Liliana Carraro, responsabile delle relazioni esterne della Antonio Carraro, azienda di Campodarsego, nell'Alta Padovana, che dal 1907 realizza trattori compatti.
Da tempo l'azienda, che spiega di aver completamente riorganizzato il processo produttivo spingendo l'acceleratore sull'inno...
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L'azienda di Campodarsego, nell'Alta Padovana, che dal 1907 realizza trattori…
REPUBBLICA.IT
"Abbiamo una settantina di posizioni aperte da almeno sei mesi. In tutto questo tempo avrà risposto sì e no una decina di persone delle quali solo tre idonee. Siamo al paradosso".

A Parlare è Liliana Carraro, responsabile delle relazioni esterne della Antonio Carraro, azienda di Campodarsego, nell'Alta Padovana, che dal 1907 realizza trattori compatti.

Da tempo l'azienda, che spiega di aver completamente riorganizzato il processo produttivo spingendo l'acceleratore sull'innovazione digitale, cerca personale con poco successo e motiva la scarsa risposta con un problema culturale, escludendo che ci siano ragioni di offerta economica poco appetibile.

"Siamo una delle tre aziende del Veneto con gli stipendi medi più alti - prosegue Carraro - il minimo che offriamo per le figure meno qualificate è di 1590 euro lordi al mese. Abbiamo fatto investimenti in macchinari al alta tecnologia per 10 milioni di euro, guardiamo a un modello produttivo di fabbrica digitale dove tutto è interconnesso: non servono più gli operai addetti alla catena di montaggio come nell'immaginario di una fabbrica del primo Novecento, ma figure con competenze nuove in grado di usare e gestire questi processi. Il tecnico non si sporcherà più le mani perché non è più l’operatore al servizio della macchina ma la macchina al servizio dell’operatore".

Ecco perché la ricerca, come spiegano dalla Carraro, è rivolta soprattutto ai giovani in quanto per definizione nativi digitali.

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"Come è possibile che non ci siano persone interessate a far parte del nostro gruppo? - si chiede Carraro - Non abbiamo mai delocalizzato, siamo una azienda sana, capitalizzata, sicura, con mensa e servizi per i lavoratori. Forse i giovani di oggi vogliono fare tutti il medico o l'avvocato, ma non credo che riusciranno a trovare pane per i loro denti nell'Italia in cui viviamo".

La questione, insomma, ipotizza la rappresentante dell'azienda, è soprattutto culturale: "Forse i giovani sono demoralizzati e hanno un'idea sbagliata su cosa significhi lavorare in un’azienda metalmeccanica.
Di sicuro non c'è alcun rapporto tra l'industria e l'università. Il mondo accademico non è connesso con la velocità dell'innovazione nel mondo della produzione. Ma lei si rende conto che il 30 per cento dei disoccupati sono dei tecnoesclusi?".

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