lunedì 4 agosto 2014

regione Lazio Acqua, norma salva agricoltori Prelievo dai bacini, la commissione dà l’ok ed evita ulteriori problemi

La soddisfazione dei consiglieri regionali pontini Forte e Simeone per il via libera
LA SITUAZIONE
ORA SI ATTENDE
IL RILASCIO
DELLE
CONCESSIONI
PER IL PRELIEVO
LA SCELTA DIFENDE
IL BENE PUBBLICO
La commissione Ambiente
del Consiglio regionale
del Lazio, presieduta
da Enrico Panunzi, ha
dato parere favorevole nei
giorni scorsi a una modifica
alla legge sulla tutela dell’ac -
qua pubblica. Si tratta di una
norma transitoria che, in pratica,
permette di continuare a
rilasciare concessioni per il
prelievo di acqua, seguendo le
vecchie norme, in attesa della
definizione dei bacini idrogra
fici e dei relativi bilanci idrici.
La legge, infatti, prevedeva un
blocco assoluto delle nuove
concessioni e una revisione
annuale di quelle già in essere.
Una norma che, di fatto, creava
una situazione insostenibile
per numerosi agricoltori del
Lazio, che rischiavano di non
avere a disposizione l’acqua
necessaria all’irrigazione dei
campi. «Tra l’altro – ha sottolineato
Panunzi – la concessione
idrica deve essere allegata
ai progetti presentati per accedere
ai finanziamenti del Piano
di sviluppo rurale».
Adesso la modifica dovrà essere
approvata dal Consiglio
regionale. L’impegno, condiviso
da tutti i capigruppo, è
quello di arrivare al voto definitivo
prima della pausa estiva.
I consiglieri regionali Giuseppe
Simeone (Forza Italia) e
Enrico Forte (Pd) esprimono
«soddisfazione per l’impor -
tante traguardo raggiunto oggi,
con un grande lavoro in
commissione e consiglio,
nell’interesse delle imprese e
dei cittadini. La commissione
ha licenziato la proposta di
legge regionale bipartisan
concernente
le modifiche alla
legge regionale del 4 aprile
2014, sulla tutela, governo e
gestione pubblica delle acque.
La proposta sarà discussa in
consiglio la prossima settimana.
Con la sua approvazione
avremo colmato un vero e proprio
buco che avrebbe paralizzato
interi settori produttivi
superando una serie di limiti
imposti nella gestione delle
risorse idriche. La proposta di
legge è formata da due articoli,
il primo prevede di superare
questa impasse stabilendo che
nelle more della predisposizione
del bilancio idrico le
concessioni continuano ad essere
rilasciate nel rispetto della
normativa in materia, in
deroga a quanto previsto dalla
legge vigente. Il secondo articolo
rimanda l’entrata in vigore
della presente legge alla sua
pubblicazione sul Burl. L’av -
vitamento di norme che contraddistingue
questa legge
avrebbe fatto pagare un prezzo
altissimo ai cittadini, a migliaia
di aziende, ai consorzi
di bonifica, alle imprese idroelettriche,
alle aziende agricole
che non avrebbero potuto lavorare
né partecipare ai bandi
per i finanziamenti del PSR
che impone l’a u t o s u ffi c i e n z a
idrica e la presentazione della
documentazione inerente. La
norma, infatti, prescriveva che
“non possono essere rilasciate
nuove concessioni e quelle
esistenti devono essere sottoposte
a revisione annuale” e
che “nessuna nuova concessione
per sfruttamento, imbottigliamento
e utilizzazione di
sorgenti, fonti, acque minerali
o corpi idrici idonei all’uso
potabile può essere rilasciata”
previa definizione del cosiddetto
bilancio idrico che, per
la sua redazione, richiede procedure
e tempi molto lunghi

». il quotidiano di Latina 4 agosto 2014 

Commissioni censuarie, ‘i Comuni possano contestarne le decisioni’

Riforma catasto: la Commissione Finanze del Senato chiede anche che le associazioni immobiliari siano maggiormente rappresentate http://www.edilportale.com/news/2014/08/normativa/commissioni-censuarie-i-comuni-possano-contestarne-le-decisioni_40989_15.html 

04/08/2014 - Dare ai comuni la possibilità di ricorrere contro le decisioni di rideterminazione dei valori catastali operati dalle commissioni censuarie e coinvolgere maggiormente le associazioni del settore immobiliare nella revisione delle rendite. Sono le condizioni poste dalla Commissione Finanze e Tesoro del Senato per il rilascio del parere positivo sulla bozza di decreto legislativo che definisce il funzionamento delle commissioni censuarie.
Ricordiamo che, in base alla Riforma del Catasto, contenuta nella Delega fiscale (Legge 23/2014), un sistema di commissioni censuarie è chiamato ad allineare i valori catastali degli immobili a quelli di mercato.
 
Il sistema messo a punto dalla bozza di decreto all’esame del Parlamento prevede quindi una commissione censuaria centrale e commissioni locali, con sezioni articolate nei diversi capoluoghi di regione, che si occupano di catasto terreni, catasto urbano e revisione del sistema estimativo.
 
La Commissione chiede che anche i Comuni, non solo i privati,  possano ricorrere contro le decisioni delle commissioni censuarie locali, su cui deve pronunciarsi la commissione centrale.
 
Secondo la Commissione Finanze e Tesoro del Senato, inoltre, le associazioni del settore immobiliare sono poco rappresentate, tanto da richiedere delle modifiche al testo.
 
Dato che il decreto prevede che tre componenti delle commissioni censuarie locali siano scelti su indicazione degli ordini e collegi professionali, ma anche delle associazioni di categoria operanti nel settore immobiliare, la Commissione chiede al Governo di specificare che due membri siano scelti dal mondo delle professioni e un esperto venga segnalato dalle associazioni.
 
Per la sezione specializzata nella riforma del sistema estimativo, di cui devono far parte due docenti universitari in materia di statistica e di econometria, designati dal Ministero dell’istruzione, la Commissione chiede che uno sia indicato dalle associazioni del settore.
 
Allo stesso tempo, a detta della Commissione il Governo dovrebbe specificare che i membri della commissione censuaria centrale, indicati dalle associazioni di categoria del settore immobiliare, possono essere, oltre che docenti, anche professionisti o tecnici iscritti in albi o collegi professionali, così come esperti di statistica ed econometria.

domenica 3 agosto 2014

nuova sanatoria per abusi edilizi Campania: ancora condoni ma senza le discariche per i rifiuti edilizi

di  | 3 agosto 2014 “Napule è…na lastra ‘e amianto e nisciuno fa l’impianto!”
La legge regionale che sana e legittima, per la ennesima volta, gli abusi edilizi in regione Campania, comprese quelli in zona rossa vulcanica, per essere ben compresa quale ennesimo regalo alle ecomafie, come ha appena dichiarato il Presidente della Commissione Ambiente della Camera, On. Ermete Realacci, va considerata in relazione ai pur non recenti dati dello smaltimento dei rifiuti speciali della Regione  Campania, report ISPRA 2012,  non ancora aggiornato.
Il report è di estrema chiarezza nell’illustrare l’ennesimo crimine ambientale e sociale appena realizzato a danno dell’intero popolo campano. (parte 1 – parte 2)
Risulta infatti che in regione Campania, a fronte di una produzione, in costante decremento, di rifiuti solidi urbani pari a 2.545.445 tonn/anno (2013), la produzione di scarti dell’edilizia, classificati rifiuti speciali inerti non pericolosi, (ad eccezione quindi del micidiale amianto), nel 2010, pur in assenza delle leggi incentivanti l’edilizia attualmente vigenti, era pari a ben 2.912.953 tonnellate/anno tutti provenienti dal settore delle costruzioni edilizie (tavola 6, report ISPRA 2012 rifiuti speciali).
Pubblicità
Con un atto di fede purissimo, la regione Campania da decenni vuole credere che il totale di questa eccezionale quantità di scarti (legali) dell’edilizia sia sempre riciclato intraregione al 100%.
Lo stesso report ISPRA 2012, attesta infatti che, mentre in regione Veneto compaiono ben 68 discariche a norma per il corretto smaltimento di tali rifiuti inerti non pericolosi, la regione Campania, per lo smaltimento legale degli scarti dell’edilizia non riciclabili, disponeva nel 2010, (e non ci risulta che ad oggi sia stata colmata con urgenza questa gravissima lacuna), di  zero, e sottolineo zero, discariche a norma dichiarate per rifiuti inerti non pericolosi,caso pressocché unico in Italia (report ISPRA 2012 rifiuti speciali tabella 2.64).
In sintesi, in Campania si costruisce tantissimo da sempre, l’abusivismo edilizio è ai vertici nazionali dal dopoguerra, specie nelle zone di grande pregio naturalistico e in piena zona rossa vulcanica, ma la Campania non ha, e continua a non volere, un minimo di impiantistica legale e controllata per il corretto e controllato smaltimento di questa quantità eccezionale di scarti dell’edilizia, ormai maggiore di quasi 500mila tonnellate l’anno della quantità prodotta di tutti i rifiuti urbani.
Tutti gli scarti dell’edilizia finiscono quindi, obbligatoriamente, per essere gestiti illegalmente dallacamorra imprenditrice, la più avida, efficiente e tragica malavita italiana, organizzata per la distruzione totale del territorio da essa stessa controllato, come abbiamo ormai ben appreso da “Terra dei Fuochi  e dei Veleni”.
Non è mai stato un caso o una isolata smania criminale, ma una ultradecennale precisa strategia industriale, rimpinzare i migliori terreni agricoli di scarti dell’edilizia, ivi compreso il micidiale amianto come ormai dimostrato e confessato in innumerevoli processi e da ormai diversi camorristi pentiti. Siamo costretti a ripetere che, mentre persino i camorristi si pentono, i politici, e questa legge ne è la ennesima dimostrazione, non si pentono mai!
In questi giorni  siamo tutti contenti che non sono risultati interrati rifiuti radioattivi in Campania, ma tutti i tecnici come me sanno che i rifiuti radioattivi sversati non sono certo quelli a lungo decadimento del principio radioattivo (come quelli provenienti dalle centrali nucleari), ma sono quelli a breve tempo di decadimento dell’isotopo radioattivo, e quindi certamente assenti in terreni a documentato sversamento in decenni passati, legati allo scorretto smaltimento di rifiuti ospedalieri, sempre presenti in tutti gli sversamenti tossici accertati.
Questa presenza costante nei tombamenti tossici è anch’essa dovuta alla totale assenza di qualunque tipo di impianto regionale efficiente e controllato per smaltire le circa 16mila tonnellate l’anno di rifiuti ospedalieri campani, specie quelli provenienti dall’esorbitante numero di laboratori privati autorizzati all’uso medicale di isotopi radioattivi.
In assenza di impianti idonei ma di necessità di smaltimento, è ovvia deduzione comprendere da dove arrivino realmente quei rifiuti radioattivi tanto temuti e per fortuna assenti, ma che, se cercati in fase di raccolta del rifiuto urbano sovrapposto, hanno fatto scoprire ben 11 camion dell’ASIA di Napoli radioattivi! 
Come sfuggito a tutti, la legge regionale appena approvata amplia in Campania numero e laboratori autorizzati all’utilizzo di isotopi radioattivi a scopo medicale, e questo sempre senza disporre, in Campania, di un solo impianto regionale per lo smaltimento legale di rifiuti ospedalieri, non affidato ad un trasporto extraregionale sempre privo di tracciabilità certa.
E cosa dire del micidiale amianto che ormai troviamo dappertutto in Campania, tranne forse che nei luoghi di lavoro? Non esiste e non si vuole fare, nonostante la presenza di autentici disastri ambientali  come la Isochimica di Avellino, nessun impianto finale valido per la inertizzazione e il definitivo smaltimento dell’amianto.
Per creare tanto disastro, ci sono voluti decine di anni di voluta mancata programmazione regionale di impianti per il corretto smaltimento di rifiuti speciali, industriali, tossici e ospedalieri. Di questo sono responsabili diretti tutti i partiti politici al potere in questi anni, di destra e di sinistra. E suona molto ipocrita sentir tuonare oggi anche i partiti di cosiddetta opposizione in Campania, co responsabili comunque, nei decenni precedenti, di tanto grave disastro impiantistico e quindi di danno certo alla salute pubblica, costruito scientificamente con mancati controlli e mancata corretta informazione al popolo campano. 
Questa ennesima scellerata legge, prosegue e completa soltanto la linea di disastro gestionale programmata scientificamente in regione Campania negli ultimi venti anni, come urlano a gran voce coloro che la hanno approvata, e non hanno tutti i torti.  La camorra imprenditrice ringrazia e mostrerà con un congruo numero di voti, come sempre, la propria gratitudine.
Persino il nostro carissimo Pino Daniele è stato tratto in inganno, quando ha diffuso con le sue note amarissime, il clamoroso falso gestionale che ha distrutto l’immagine di un intero popolo: “Napule  e’ na carta sporca e nisciune se ne importa!” . Da molti anni ormai  “Napule è na lastra ‘e amianto e nisciuno fa l’impianto ! Tu smaltiscilo in campagna: si bonifica e si rimagna!” . http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/03/campania-ancora-condoni-ma-senza-le-discariche-per-i-rifiuti-edilizi/1080683/

sabato 2 agosto 2014

comune di Latina urbanstica e terreni in vendita per 30 milioni stadio ed edifici da valorizzare


Il 7 agosto a Cisterna riunione con i professionisti Urbanistica, confronto per la pianificazione

INCONTRO
TRA L’ASSESSORE
E I TECNICI
DEL SETTORE
Tutti al lavoro in piena
estate, non si ferma
la macchina
amministrativa messa in
moto dal neo sindaco
Della Penna, dopo l’im -
pegno dell’assessore Teseo
Cera presentato nei
giorni scorsi, che parte da
un confronto aperto con
la città, arrivano altri start
up degli altri assessori in
carica. Il sindaco Eleonora
Della Penna e l’asses -
sore Angela Coluzzi incontrano
professionisti,
tecnici e operatori del settore
urbanistico. Non va
in ferie l’urbanistica ma,
al contrario, scalda i motori
in vista di una nuova
partenza accelerata. Il
sindaco di Cisterna di Latina,
Eleonora Della Penna,
e l’assessore Angela
Coluzzi, a poche settimane
dalla delega all’urba -
nistica, si presentano ufficialmente
ai professionisti,
tecnici e operatori del
settore. Un incontro teso
non solo alla reciproca
conoscenza ma anche a
raccogliere osservazioni
e proposte per la futura
gestione di una materia
certamente complessa dal
punto di vista burocratico
e tecnico-amministrativo
ma dalla quale discendono
opportunità importanti
per i cittadini, il Comune
e le imprese in termini di
sviluppo razionale e programmato
del territorio,
di occupazione e di servizi.
Dunque un tema delicato
e rilevante che, appunto,
l’amministrazione
vuole affrontare da subito
incontrando gli addetti ai
lavori e confrontandosi
con loro. La riunione si
terrà il 7 agosto alle 18
nella Sala della Pace, sita
al piano terra del Palazzo
Comunale.

Da.Ro. il quotidiano di Latina 2 agosto 2014 

Latina, a dicembre 2016 aprirà un nuovo centro commerciale vicino le autolinee

PARCO DEI PINI: 20 AZIENDE HANNO FIRMATO  Il progetto esce allo scoperto: a dicembre 2016 aprirà il nuovo centro commerciale Parco dei Pini, nei pressi della stazione delle autolinee. Se ne parla da anni ma, adesso, pare che il progetto sia decollato tanto che la società si è addirittura sbottonata sulla data di apertura. In realtà mancano ancora due adempimenti, il permesso a costruire e il completamento dell'iter per la procedura del V.I.A. ma l'azienda è fiduciosa: già 20 aziende locali si sono impegnati a firmare una proposta irrevocabile di contratto di affitto.

Pantani, 10 anni dopo: da Campiglio a Rimini, le troppe ombre che vanno in fuga

Il 14 febbraio 2014 il cadavere del ciclista venne trovato in un residence riminese: morì il campione, nacque la leggenda. E insieme a essa il mistero su ciò che accadde nelle sue ultime ore di vita e sui motivi che nel 1999 lo portarono all'esclusione da un Giro d'Italia praticamente vinto. Sullo sfondo le dichiarazioni di Vallanzasca, le scommesse clandestine e i complotti. Entro la metà di marzo il legale della famiglia presenterà una memoria alla procura di Rimini con i dubbi lasciati dalle inchieste precedenti

di  | 14 febbraio 2014 A 10 anni dalla sua morte, di Marco Pantani sopravvivono due aspetti: il mito del campione diciclismo e i dubbi su ciò che avvenne il 14 febbraio 2004 al residence Le Rose di Rimini, ma ancora prima il 5 giugno 1999 al Giro d’Italia. La parola “dubbio” la si incontra parlando con chiunque abbia avuto a che fare con questa storia. La usa il legale della famiglia dell’atleta di Cesenatico, l’avvocato Antonio De Rensis del foro di Bologna, che annuncia la prossima conclusione di un’analisi della documentazione giudiziaria esistente. “Dall’agosto 2013 – afferma – sto lavorando con un’équipe scientifico-legale per verificare se esistano ricostruzioni alternative a quella ufficiale. In effetti chiederemo di chiarire dubbi e anomalie che scaturiscono per esempio dalla visione di 180 fotografie e dal filmato girato nella camera d’albergo in cui morì. Rispetto a quello andato in onda, da immagini girate subito dopo il ritrovamento del corpo di Pantani si vedono sei persone di cui solo una con la tuta da polizia scientifica”.
Quindi nelle prossime settimane, forse entro la metà di marzo, la procura di Rimini riceverà il lavoro dell’avvocato dei Pantani. “Non abbiamo tesi precostituite – dice De Rensis – ma vogliamo che siano tolti alla madre dubbi leciti”. Già, i dubbi, eccola di nuovo quella parola. Dubbi che a Tonina Belletti e a suo marito Paolo Pantani, genitori del Pirata romagnolo, hanno fatto più volte chiedere la riapertura delle indagini. La donna l’ha fatto nel 2007, nel 2009 e ancora lo scorso autunno, con l’uscita del libro In nome di Marco, scritto con il giornalista Francesco Ceniti. E ha ricordato il caso di Donato Bergamini, il centrocampista di Argenta (Ferrara) che giocava nel Cosenza e che il 18 novembre 1989 fu trovato morto sulla statale jonica, a poca distanza di Roseto Capo Spulico. Si parlò a lungo di suicidio, ma una ventina d’anni dopo – anche grazie a una perizia curata dal professor Francesco Maria Avato – invece si è ipotizzato l’omicidio.
Ma chi aveva interesse a uccidere lo sportivo che, dopo aver vinto nel 1998 Tour De France eGiro d’Italia, aveva riportato il ciclismo italiano ai vertici dell’epoca di Fausto Coppi e di Felice Gimondi? Il padre Paolo, che parla di lui all’interno dello Spazio Pantani, accanto alla stazione ferroviaria di Cesenatico, ricorda quanto fosse diventato scomodo il suo ragazzo. Sotto il pannello della “Pantanimachia” con firma autografa di Dario Fo, l’uomo torna più che al 2004 ai fatti del 1999 e al clima di nervosismo che i successi del figlio avevano evocato. L’Auditel aveva decretato il trionfo in termini di pubblico del ciclismo a scapito del campionato di calcio e della Formula 1. Gli sponsor delle squadre concorrenti alla Mercatone Uno, quella di Pantani, mal vedevano l’atleta che non concedeva una tappa agli altri.
E poi ci sono altre due questioni: l’ombra del doping e quella delle scommesse clandestine. “Sono gli ambienti in cui bisogna andare a cercare”, incalza Paolo Pantani. Il Pirata, infatti, aveva fatto da testimonial per campagne anti-doping, ma dopo il controllo del 5 giugno 1999 sull’ematocrito, di due punti percentuali superiore al 50 per cento stabilito dal regolamento, non era riuscito a scrollarsi di dosso il sospetto che ricorresse a trucchi farmacologici per vincere. Questo nonostante non sia mai stato trovato positivo a sostanze illecite e la sospensione di 15 giorni dopo Madonna di Campiglio fosse stata disposta, come da protocollo, per tutelare la sua salute. “Dopo di allora fu l’inferno”, dice oggi il padre.
Su Pantani sette procure hanno indagato e mai nessuna condanna è divenuta definitiva. “Ma era un continuo suonare di carabinieri – ricorda Paolo Pantani – Ogni mese, mese e mezzo, soprattutto a ridosso delle gare, arrivavano la mattina tra le 6 e le 7 per notificargli un atto o chiedergli una firma. Non voleva più stare a Cesenatico e allora scappava a casa degli amici o aSaturnia, dove abbiamo una casa. Ma neanche lì stava tranquillo perché era inseguito dai finti amici, dagli spacciatori”. La cocaina, nella vita di Pantani, arriva verso la fine del 1999. “Smetto quando voglio – diceva -mi serve per sopportare meglio quello che mi sta succedendo”. E ci riprovò a riscattarsi, negli anni successivi, ma la macchia di Madonna di Campiglio – i carabinieri che lo scortano fuori dall’hotel, i titoli dei giornali che lo avevano gettato nella polvere dopo averlo celebrato, le indagini a raffica – non era riuscito a cancellarla.
“Marco Pantani, il 5 giugno 1999, si sottopose ai controlli nonostante il ritardo dei medici, arrivati alle 7.15”, afferma Enzo Vicennati, il giornalista di Bicisport che ha scritto insieme a Tonina Pantani il libro Era mio figlio. “Questo fa pensare che cose da nascondere non ne avesse perché sennò avrebbe colto al volo l’occasione. Poi, di poco chiaro, ci furono anche i tempi con cui uscirono le notizie perché alcuni giornalisti seppero dell’esito del controllo forse anche prima di Pantani. L’idea che ci fosse stato qualcosa di poco chiaro direi che rimane addosso”. Rimane addosso anche a Marco Velo, l’ex ciclista della Mercatone Uno che correva con Pantani e che era con lui in quel Giro d’Italia divenendo uno degli atleti più vicini al campione romagnolo in quel periodo. “Difficile dire se c’erano azioni dolose, ma qualcosa di strano c’è stato. Di certo il controllo dell’ematocrito. I test non erano affidabili in quegli anni: se andavi in 5 laboratori diversi, ottenevi 5esiti differenti”.
Ma è ancora Vicennati, poi, a tornare sulla questione delle scommesse clandestine e sulle parole dell’ex boss della Comasina, Renato Vallanzasca, che nel 2000, dalle pagine del libro Il fiore del male, raccontò della proposta da parte di un altro detenuto di scommettere sull’espulsione dal giro di Pantani. Era qualche giorno prima del 5 giugno 1999 e Vallanzasca, che nel 2007 ha rievocato di nuovo la vicenda in una lettera scritta a Tonina Pantani, dichiarò di aver declinato l’offerta, era impossibile che il ciclista romagnolo non si portasse a casa il Giro d’Italia. Ma accadde. “Io ero con Tonina quando andammo a incontrare Vallanzasca nel negozio di fiori vicino al cimitero monumentale di Milano”, dice ancora Enzo Vicennati. “Lui il discorso lo fece abbastanza chiaramente: avrebbe provato a mandare i ‘suoi ragazzi’ a prelevare il tizio che in carcere gli aveva fatto la soffiata sulla scommessa”.
Tuttavia, chi sia quel tizio, a tutt’oggi non si sa. Vallanzasca non l’ha detto nemmeno al defunto pubblico ministero di Trento Bruno Giardina, quando fu convocato. “Ma alla fine – prosegue Vicennati – chi avrebbe avuto interesse a manomettere il controllo di Pantani? O ci sono dietro scommesse clandestine o poco altro. Non vedo grandi altri attori della vicenda”. Oggi la moglie del bandito milanese, Antonella D’Agostino, di recente finita in un’inchiesta della Dda di Napoli, fa da filtro al marito. “Meglio se parlo io per lui in questo periodo”. Ma conferma le ricostruzioni degli ultimi anni. “Certo, quella proposta fu fatta e Renato me ne parlò perché se avesse scommesso, fisicamente lo avrei dovuto fare io, dato che lui era in carcere. Ma a nessuno dei due passò per la testa di accettare, non siamo gente che gioca e non avevamo denaro”. C’erano mai state in passato proposte analoghe? “Forse, ma si trattava di calcio, e comunque mai nulla che avesse a che fare con i circuiti illegati, in quel caso erano scommesse lecite”.
I dubbi, dunque, in questa vicenda sono tanti. Ma il mito rimane intonso. Lo dimostra un fatto:Cesenatico resta ancora oggi la mecca dei tifosi del ciclismo italiano. Un flusso, quello dei fan, che inizia con i 30mila che partecipano ai suoi funerali, nel 2004, e che nel corso degli anni, all’ingresso del cimitero romagnolo, ha portato alla comparsa di un cartello: “Tomba Pantani, viale 16”. Troppi, infatti, coloro a cui il custode doveva indicare la strada verso la cappella di famiglia, dove il ciclista riposa di fronte alla lapide del nonno Sotero, quello che gli fece quasi da padre quando Paolo lavorava fuori città anche per settimane e che nel 1984 mise mano al portafogli per comprare la Vicini Tour De France rossa che Marco voleva per il suo compleanno. “Non toccava quasi a terra”, dice Paolo Pantani, “ma già allora, quando si alzava sui pedali, scattava in salita in un modo che non si era visto mai”. http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/14/pantani-14-febbraio-2004-14-febbraio-2014-dieci-anni-senza-il-pirata-dieci-anni/878029/


A quanto riportano La Repubblica e Gazzetta dello Sport a dare impulso alla riapertura del caso sarebbe stata la perizia medico legale eseguita per conto della famiglia, nella quale si evidenziano le numerose ferite sul corpo del ciclista. Verrebbe dunque smentita l'ipotesi dell'overdose

di  | 2 agosto 2014 “Marco Pantani fu ucciso”. A dieci anni dalla morte avvenuta il 14 febbraio 2004 la procura di Rimini ha riaperto l’indagine sulla morte del Pirata. A quanto riportano La Repubblica e Gazzetta dello Sport a dare impulso alla riapertura del caso sarebbe stata la perizia medico legale eseguita per conto della famiglia dal professor Francesco Maria Avato in cui si evidenzia come “le ferite sul corpo di Marco Pantani – scrive La Repubblica – non sono autoprocurate, ma opera di terzi”. Pantani dunque non morì per un’overdose, ma venne ucciso.
Secondo La Gazzetta, Pantani sarebbe stato picchiato da due uomini, conosciuti dal ciclista, e costretto ad assumere della cocaina mentre era nella propria stanza nel residence Le Rose di Rimini. Le grandi quantità di stupefacenti trovate nel suo corpo fanno pensare che il campione romagnolo fu costretto a bere la cocaina. Il fascicolo della nuova indagine è stato affidato dal procuratore capo Paolo Giovagnoli al pm Elisa Milocco, al momento non ci sono indagati. http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/02/morte-di-marco-pantani-fu-omicidio-la-procura-di-rimini-riapre-lindagine/1080016/