venerdì 22 luglio 2016

urbanistica Latina La variante archeologica vale 100mila metri cubi

Gli interventi nell’area di Satricum e gli interessi celati
Ci risiamo con le «sviste» del Comune sull’urbanistica, per l’ennesima volta l’ente ha siglato una convenzione da perdente ma lo ha fatto per una finalità nobile, almeno in apparenza. E’ quanto emerge dall’accordo tra amministrazione comunale e Proprietà Lulli; quest’ultima ha concesso una parte della ex cantina vinicola per la realizzazione della scuola archeologica di Borgo Le Ferriere e l’opzione per la creazione del capannone che oggi ospita i resti dell’antica città di Satricum, la cui copertura è stata comunque pagata dal Comune, mentre il terreno soggiacente resta dei Lulli.
Già questa sarebbe una piccola anomalia ma il grosso, come spesso succede nei contratti pubblici a Latina, riguarda l’oggetto dell’accordo: l’amministrazione si è impegnata a concedere una variante per una lottizzazione da 28mila metri cubi (circa novanta appartamenti) che però ha la capacità di crescere e moltiplicarsi. Infatti nella stessa convenzione si dice che qualora l’accordo non avesse trovato la sua totale applicazione entro quattro anni dalla firma (che è dell’anno 2000) la Lulli avrebbe avuto la possibilità di far lievitare la lottizzazione fino a quasi centomila metri cubi. Una piccola città tra il sito archeologico e il mare. E’ evidente che si tratta di un accordo a perdere perché si poteva prevedere che i tempi burocratici avrebbero potuto far saltare quel termine e dunque arrivare facilmente all’applicazione della penale. Che, incredibilmente, non è di ordine economico bensì si misura in metri cubi di cemento.

L'articolo completo in edicola su Latina Oggi (23 luglio 2016)
 http://www.latinaoggi.eu/news/news/23960/la-variante-archeologica-vale-100mila-metri-cubi.html

mercoledì 20 luglio 2016

Case cantoniere, ecco il bando di concessione per le prime 30

di Rossella Calabrese http://www.edilportale.com/news/2016/07/ambiente/case-cantoniere-ecco-il-bando-di-concessione-per-le-prime-30_53130_52.html

Diventeranno alberghi, ristoranti, bar e infopoint turistici. Da Anas un Manuale per progettarle

21/07/2016 - Alberghi, ristoranti, punti di informazione a sostegno degli automobilisti. Questo diventeranno le case cantoniere abbandonate disseminate lungo le strade statali italiane.
 
È stato presentato ieri il bando di gara per assegnare in concessione le prime 30 case cantoniere, situate sulla rete stradale Anas in Valle d’Aosta, Piemonte, Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Puglia. Sono entrate a far parte di questa prima fase del progetto di riqualificazione quelle case che, anche grazie alla collocazione geografica, hanno potenzialità per sviluppare servizi sinergici con i piani di valorizzazione turistico-culturale del territorio.
 

Case cantoniere, il progetto di riqualificazione

Le case cantoniere, nate nel 1830 e caratterizzate da quel colore rosso pompeiano che le ha rese celebri e riconoscibili nel tempo, diventeranno alberghi, ristoranti, bar e punti di informazione, restando un punto di riferimento importante a sostegno degli automobilisti.
 
L’obiettivo del progetto pilota è, infatti, quello di aumentare i servizi al cliente stradale, sviluppando un brand associabile a concetti di autenticità, genuinità e legame con il territorio, con grande attenzione alla sostenibilità ambientale, all’efficienza energetica, alla sicurezza e all’innovazione tecnologica delle infrastrutture.
 
E ancora: promuovere l’identità territoriale evidenziando le unicità del patrimonio locale. Le nuove attività imprenditoriali saranno lo strumento per far conoscere e apprezzare gli aspetti naturalistici, storici, culturali ed enogastronomici del territorio in cui si trova la casa cantoniera. Un altro aspetto importante del progetto sarà il coinvolgimento nella promozione e nella realizzazione dell’iniziativa imprenditoriale di altre realtà esistenti sul territorio.
 
La ristrutturazione dell’immobile sarà a carico di Anas mentre il concessionario avrà il compito di sviluppare le attività imprenditoriali in coerenza con le linee guida del bando, garantendo i servizi di base definiti: pernottamento, bar e ristoro, free Wi-Fi, postazioni di ricarica per i veicoli elettrici e info point di informazione turistica.
 

Il Manuale di progettazione

Per “contribuire alla rinascita di parte di quell’eccezionale patrimonio architettonico, sociale, culturale rappresentato dalle più di mille case cantoniere sparse sul territorio italiano”, l’Anas ha pubblicato il Manuale di progettazione.
 
Il testo ha l’obiettivo di aiutare i progettisti nel recupero e valorizzazione delle case cantoniere e indica i requisiti che i progetti dovranno avere per essere ammessi al bando. Il principio da seguire è quello della ‘conservazione attiva’: il progetto dovrà mantenere le peculiarità storico-stilistiche della casa dandole una nuova funzione, che costituisca una leva per lo sviluppo locale, senza dimenticare le tematiche dell’ecosostenibilità e dell’efficienza energetica. 
 

Il bando di gara

Turismo, cultura, accoglienza, ristorazione, ospitalità: sono le tipologie del servizio che le case cantoniere inserite nel progetto pilota dovranno offrire ai clienti su tutto il territorio. Il bando di gara è rivolto a start-up, singoli imprenditori, consorzi, aziende, associazioni, cooperative: ai fini dell’aggiudicazione conterà la capacità di sviluppare un progetto economicamente sostenibile e coerente con le finalità del modello proposto da Anas.
 
La ristrutturazione dell’immobile è a carico di Anas mentre il concessionario corrisponderà un canone di concessione, oltre ad un contributo variabile in funzione del fatturato generato dall’attività imprenditoriale. I contraenti saranno individuati sulla base del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Le concessioni dureranno 10 anni, trascorsi i quali si procederà ad un nuovo bando di gara.
 
Il bando di gara per la “Concessione della gestione e valorizzazione di trenta Case Cantoniere” è stato pubblicato venerdì 15 luglio 2016 sulla Gazzetta Ufficiale n. 81. Le offerte digitali, corredate dalla documentazione richiesta, dovranno pervenire sul Portale Acquisti di Anas https://acquisti.stradeanas.it, a pena di esclusione, entro le ore 12.00 del 31 ottobre 2016. L’obiettivo è quello di aprire la prima casa cantoniera a giugno 2017.
 

Anas e Agenzia del Demanio

Il progetto di riqualificazione degli immobili è il frutto della collaborazione tra Anas, Ministero per i Beni Culturali, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Agenzia del Demanio che lo scorso dicembre 2015 avevano sottoscritto un Protocollo d’intesa per la valorizzazione delle case cantoniere.
 
A tale scopo, un tavolo tecnico composto dai firmatari ha lavorato in questi mesi per definire le modalità per rendere operativo il progetto e lo standard di servizi che ciascuna casa cantoniera dovrà offrire al cliente stradale, assicurando così la massima uniformità alla rete e conservando al tempo stesso un forte elemento identitario.

“Utilizzare la leva del riuso per rigenerare il nostro patrimonio immobiliare - ha dichiarato Roberto Reggi, Direttore dell’Agenzia del Demanio - è un’occasione di sviluppo culturale, sociale ed economico. Su questo fronte sono numerose le iniziative che l’Agenzia del Demanio ha avviato per il recupero dei beni pubblici. Con il progetto delle case cantoniere si apriranno spazi di accoglienza e vivibilità in immobili oggi in disuso, lungo i più suggestivi percorsi religiosi, turistici e naturalistici del nostro Paese”.
 
“Il Progetto di riqualificazione delle case cantoniere - ha spiegato il presidente di Anas, Gianni Vittorio Armani - rappresenta un modello innovativo di gestione, rispettoso del paesaggio e dell’ambiente, che sviluppa attività di networking e valorizza gli asset immobiliari dell’azienda. Gli interventi di ristrutturazione, per i quali Anas ha previsto un investimento di circa 7,5 milioni di euro in tre anni, a partire da quello in corso, contribuiranno a potenziare il valore del patrimonio aziendale e a preservarlo nel tempo, sostenendo l’identità locale e creando al contempo occupazione, nuova imprenditoria e sviluppo per il territorio”.

Video “Le case cantoniere Anas: nasce una nuova forma di accoglienza”
Video “Case cantoniere: viaggiare, fermarsi, riscoprire”

 
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Distanze tra edifici, si può derogare solo se c’è interesse pubblico

di Paola Mammarella http://www.edilportale.com/news/2016/07/normativa/distanze-tra-edifici-si-pu%C3%B2-derogare-solo-se-c-%C3%A8-interesse-pubblico_53128_15.html

La Corte Costituzionale bacchetta le Marche per aver esteso questa possibilità a tutti gli interventi di trasformazione edilizia

21/07/2016 – Le Regioni possono introdurre deroghe alle norme sulle distanze tra edifici solo per motivi di interesse pubblico. Lo ha affermato la Corte Costituzionalecon la sentenza 178/2016.
 
A finire sotto accusa è stata la Legge Regionale 16/2015, che ha introdotto delle modifiche alla LR 36/2014 eliminando l’obbligo di rispettare le distanze previste dalDM 1444/1969 negli interventi di trasformazione.
 
I giudici hanno ricordato che la regolamentazione delle distanze minime e delle altezze massime compete allo Stato e che le Regioni non possono “sconfinare” con norme contenenti deroghe ai principi generali definiti a livello centrale.
 
Inizialmente la normativa della Regione Marche prevedeva che ci si potesse discostare da questi parametri solo negli interventi di qualificazione del patrimonio edilizio esistente, riqualificazione urbana, recupero funzionale e nei lavori di interesse pubblico, svolti su palazzi e quartieri per il miglioramento della qualità della vita degli abitanti.
 
A detta del Governo, che ha impugnato la legge, e della Corte Costituzionale, le modifiche del 2015 possono invece essere interpretate come una liberalizzazione tout- court. La nuova norma avrebbe consentito di derogare alle norme sulle distanze in tutti gli interventi di trasformazione edilizia, non solo in quelli inseriti in un piano urbanistico volto al miglioramento e alla riqualificazione urbana ed edilizia.
 
Per questi motivi la disposizione (art. 10) contenuta nella LR 16/2015 è stata dichiarata illegittima.
 
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energia naturale Modifiche agli impianti in esercizio, cosa prevede il nuovo decreto rinnovabili

Il nuovo decreto sulle rinnovabili elettriche disciplina anche gli interventi su impianti in esercizio, anche fotovoltaici, risolvendo alcune criticità del “vecchio” DTR. Entro 90 giorni dalla entrata in vigore del DM 23 giugno 2016, avvenuta il 30 giugno, il GSE dovrà pubblicare un nuovo DTR. http://www.qualenergia.it/articoli/20160720-modifiche-agli-impianti-esercizio-cosa-prevede-il-nuovo-decreto-rinnovabili?utm_medium=twitter&utm_source=twitterfeed
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È passato circa un anno da quando il GSE ha fatto marcia indietro sul controverso Documento Tecnico di Riferimento (DTR) che regolava il mantenimento degli incentivi in Conto Energia per gli impianti fotovoltaici.
Tra i motivi del ritiro del DTR deciso a luglio 2015, il fatto che la specifica regolamentazione sui rifacimenti degli impianti FV ma anche di altre fonti, doveva essere delineata nel nuovo decreto FER non FV, che già allora era in procinto di essere pubblicato e che poi, come sappiamo, è stati firmato solo lo scorso 23 giugno ...
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martedì 19 luglio 2016

urbanistica Latina Il ritorno dei piani particolareggiati

L’amministrazione di Damiano Coletta potrebbe rimettere mano alla pianificazione delle singole zone della città
I piani particolareggiati annullati dal commissario Giacomo Barbato potrebbero risorgere dalle ceneri, opportunamente modificati dal lavoro del nuovo assessore Gianfranco Buttarelli. L’amministrazione comunale targata Coletta, del resto, non ha mai nascosto l’intenzione di riqualificare dal punto di vista urbanistico le periferie della città e per farlo lo strumento più idoneo potrebbero essere proprio i piani particolareggiati. Intanto dai corridoi del settore pianificazione arriva un’altra dritta: si lavora ad una delibera di Consiglio comunale che esprima la contrarietà dell’amministrazione comunale di Latina alla realizzazione dell’ampliamento del porto di Anzio, sulla falsariga di quanto fatto nei mesi scorsi dal Comune di Sabaudia. Un atto che servirà anche a ribadire la volontà di insistere, a livello di portualità, solo con il piccolo approdo di Rio Martino, abbandonando le velleità di un porto a Foce Verde.
Alla sua prima uscita da assessore, Buttarelli aveva detto: "Questo primo anno dobbiamo dedicarlo alla manutenzione, a fare in modo che la città ritrovi il decoro perduto. E’ fondamentale questo. Latina deve ritrovare il proprio senso di appartenenza, di comunità. Poi inizieremo a pianificare sul medio periodo, cercando di unire gli interessi generali della città con i legittimi interessi degli imprenditori". 
L'articolo completo in edicola su Latina Oggi (20 luglio 2016) http://www.latinaoggi.eu/news/news/23747/il-ritorno-dei-piani-particolareggiati.html

Laurea per geometri, partono quest’anno le sperimentazioni

di Alessandra Marra http://www.edilportale.com/news/2016/07/professione/laurea-per-geometri-partono-quest-anno-le-sperimentazioni_53094_33.html

Savoncelli: ‘il piano di studi caratterizzerà la professione distinguendo il geometra dall’architetto e dall’ingegnere’

19/07/2016 – Da quest’anno debutteranno i primi percorsi triennali ispirati ai principi del progetto di laurea per geometri del Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati (CNGeGL).
 
Nell’anno accademico 2016/2017 saranno avviati in Emilia Romagna, Toscana e Lombardia tre percorsi didattici post-secondari a valenza di laurea triennale in “Gestione edilizia e del territorio”.
 

Laurea per geometri: le novità dei percorsi triennali

Il Presidente Savoncelli ha commentato queste iniziative, specificato che non fanno propriamente parte del progetto di riforma della professione voluto dal CNGeGL; infatti “i corsi in via di attivazione appartengono alla classe L-7 Ingegneria Civile e Ambientale, prevista dal DPR 328/2001”.
 
Tuttavia Savoncelli fa notare che ci sono elementi che si ispirano al progetto di laurea per geometri: “in primo luogo il piano di studi è focalizzato su materie che caratterizzano in maniera univoca la professione di geometra, distinguendola da profili limitrofi come l’architetto o l’ingegnere, attraverso un percorso altamente professionalizzante e immediatamente spendibile nel mercato del lavoro”.
 
In secondo luogo anche questi percorsi triennali mirano al coinvolgimento diretto degli istituti tecnici che potranno indicare con chiarezza il futuro percorso di carriera degli studenti, allineando aspettative e richieste del mercato, e intensificare i rapporti tra scuola e professioni, con l’obiettivo di soddisfare la richiesta di tecnici di primo livello.
 
In ultimo, è prevista la collaborazione con atenei tradizionali e telematici, nell’ottica della complementarietà didattica”.
 

Laurea triennale per geometri: i tre progetti “pilota”

Nello specifico a Rimini il corso di laurea in “Costruzioni e Gestione del Territorio”,inserito nella classe L-7 Ingegneria Civile e Ambientale, debutterà con l’a.a. 2016/2017. Il corso è stato organizzato dal CGeGL di Rimini in collaborazione con gli istituti tecnici CAT del territorio, l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e il supporto logistico dell’Università degli Studi di San Marino.
 
Anche a Siena l’attivazione del corso di laurea triennale dedicato alla figura del geometra (in classe L-7 Ingegneria Civile e Ambientale) partirà a settembre con l’avvio dell’a.a. 2016/2017. Il progetto nasce grazie alla collaborazione virtuosa tra il CGeGL di Siena, gli istituti CAT del territorio e l’ateneo telematico UniNettuno. Il Collegio, un polo universitario a tutti gli effetti, è attrezzato per la didattica frontale e online; a fronte di una richiesta particolarmente elevata di domande d’iscrizione provenienti da neo-diplomati CAT e professionisti iscritti all’Albo, è stata avviata l’interlocuzione con l’Università di Siena.

Inoltre il Consiglio Nazionale ha stipulato una convenzione con l’università telematica UniNettuno al fine di consentire ai geometri già iscritti all’Albo professionale di frequentare gli insegnamenti previsti dal corso di laurea triennale in Ingegneria Civile e Ambientale (classe L-7) con una modalità privilegiata: potranno iscriversi a ciascun singolo insegnamento (sostenendo il relativo esame)  e non all’intero anno accademico, maturando contestualmente CFU ai fini della carriera universitaria e CFP ai fini dell’assolvimento degli obblighi riferiti alla formazione professionale continua. 
 
Infine a Lodi, in seguito a un accordo tra il CGeGL di Lodi, l’Università di San Marino e l’istituto tecnico “A. Bassi”, a partire dall’a.a. 2016/2017, sarà attivo il corso di laurea triennale in “Costruzioni e Gestione del Territorio” specifico per la figura del geometra laureato.
 
Secondo il Presidente CNGeGL i tre progetti coordinati dai Collegi Provinciali di Rimini, Siena e Lodi possono essere considerati “pilota” perché hanno l’obiettivo di “farsi trovare pronti quando la riforma del percorso di accesso alla professione proposta dal Consiglio Nazionale sarà pienamente operativa”.
 
Savoncelli ha infatti dichiarato: “La partecipazione dell’Università di Modena e Reggio Emilia, grazie alla sua articolazione a “rete di sedi” e al supporto logistico dell’Università di San Marino, è garanzia di una diffusa presenza sul territorio; le convenzioni siglate con l’ateneo telematico UniNettuno introducono un modello d’insegnamento e apprendimento a distanza innovativo, riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale e che lo stesso Consiglio Nazionale ha valorizzato mediante la convenzione stipulata con l’ateneo (nella persona del rettore, professoressa Maria Amata Garito) che prevede il riconoscimento dei crediti formativi per gli iscritti che intendono frequentare specifici corsi di laurea. Senza dimenticare che entrambi i modelli, tradizionale e telematico, contribuiscono ad assicurare un alto livello di scolarità anche a ragazzi altrimenti impossibilitati a proseguire gli studi universitari fuori sede”.
 
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Impatto ambientale, nel decreto ‘Scia 2’ l’iter da seguire per opere e impianti

di Paola Mammarella http://www.edilportale.com/news/2016/07/normativa/impatto-ambientale-nel-decreto-scia-2-l-iter-da-seguire-per-opere-e-impianti_53091_15.html

In tabella i casi soggetti a Aia, Via e Aua, le valutazioni su inquinamento acustico ed emissioni e le bonifiche

19/07/2016 – Quali procedure seguire in base alle conseguenze  che le opere edilizie possono avere sull’ambiente? Lo spiega il decreto “Scia 2”.
 
La terza sezione della tabella allegata al decreto, che schematizza i titoli abilitativi necessari per ogni intervento edilizio, individua l’iter e le autorizzazioni necessarie per valutare l’impatto delle opere sull’ambiente.
 
La tabella comprende Autorizzazioni integrate ambientali (AIA), valutazioni di impatto ambientale (VIA), autorizzazioni uniche ambientali (AUA), attività relative ad immissioni in atmosfera, gestione dei rifiuti, inquinamento acustico, scarichi idrici, dighe, bonifiche per un totale di 37 attività.
 
In corrispondenza di ogni attività è indicato il regime amministrativo, cioè se è necessaria una autorizzazione o è invece sufficiente una comunicazione, l’eventuale concentrazione di regimi amministrativi, cioè il bisogno di adempimenti ulteriori, e i riferimenti normativi che regolano il caso specifico.
 

Autorizzazione integrata ambientale – AIA

Necessitano dell’AIA:
- l’installazione o la modifica sostanziale di impianti destinati ad attività energetiche, come cokerie, raffinerie di petrolio e gas,  gli impianti per la lavorazione dei metalli e i prodotti minerari;
- la modifica non sostanziale degli impianti già in possesso di AIA;
- la voltura dell’AIA.
 

Valutazione di impatto ambientale – VIA

La VIA è richiesta per la realizzazione di opere o impianti che possono produrre impatti significativi sull’ambiente e sul patrimonio culturale. Si tratta di impianti e opere contenute negli Allegati II e III del Codice Ambientale, tra cui centrali termiche, raffinerie, centrali nucleari, acciaierie, impianti chimici, aeroporti e tronchi ferroviari, porti, autostrade, gasdotti, oleodotti, cave e miniere
 
La valutazione di impatto ambientale serve a misurare il raggio d’azione degli effetti prodotti dalle opere, in termini di qualità ambientale e coinvolgimento di persone e altre opere presenti.
 

Autorizzazione integrata ambientale – AUA

L’AUA deve essere utilizzata per la realizzazione di impianti non soggetti ad AIA che necessitano anche di autorizzazione agli scarichi, comunicazione preventiva per l’utilizzo delle acque di vegetazione e reflue, autorizzazione alle emissioni in atmosfera, comunicazioni in materia di rifiuti.
 

Emissioni in atmosfera

La tabella spiega che per la realizzazione o il trasferimento degli stabilimenti industriali è richiesta una autorizzazione. Se l’attività produce esalazioni insalubri deve essere inviata anche una comunicazione al Comune, che può vietare l’attivazione o prescrivere ulteriori adempimenti per la tutela della salute.
 
Una volta ottenuta l’autorizzazione, per la messa in esercizio dello stabilimento è sufficiente una comunicazione. Le modifiche non sostanziali agli stabilimenti richiedono un’autorizzazione che si può formare anche per silenzio assenso in caso di inerzia del Comune.
 

Bonifiche

Il decreto introduce una serie di semplificazioni con l’obiettivi di incentivare le bonifiche da parte di soggetti estranei alla contaminazione. Proprietari, gestori o soggetti che hanno la responsabilità del sito in cui si rileva il superamento della soglia di contaminazione, o il pericolo che questo accada, possono attuare le misure di prevenzione dandone comunicazione immediata alla Regione.
 
L’estraneità alla contaminazione si può autocertificare e così si può subentrare nelle attività di bonifica in qualunque momento. È inoltre possibile suddividere in lotti non inferiori a 15mila metri quadri le aree da sottoporre a bonifica. I documenti di analisi di rischio e di bonifica possono essere presentati insieme al piano di caratterizzazione.
 
Chi opta per la suddivisione in lotti ha degli sconti fino al 30% sulle garanzie finanziarie da presentare per la realizzazione dell’intervento e il conseguente sfruttamento del sito.
 

Gestione dei rifiuti

Per l’iscrizione all’Albo dei gestori ambientali e la realizzazione di impianti di smaltimento è richiesta una autorizzazione. Per i rinnovi basta invece una comunicazione.
 

Inquinamento acustico

A seconda dell’attività da realizzare saranno necessari determinati accertamenti per valutare l’impatto sugli abitanti. Ma non solo, perché nella costruzione di scuole, ospedali o parchi si valuterà il clima acustico delle aree interessate per capire se la zona è idonea ad ospitare queste strutture. Se non si superano determinate soglie, individuate dal DPCM 14 novembre 1997, basterà la comunicazione.
 
La tabella spiega in dettaglio quali procedure seguire anche per la valutazione dell’impatto prodotto dagli scarichi idrici, dalle dighe e dall’utilizzo dei corsi d’acqua. 

 
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