lunedì 26 gennaio 2015

Scuole, il Governo fa il punto sul Piano da 1 miliardo di euro

http://www.edilportale.com/news/2015/01/lavori-pubblici/scuole-il-governo-fa-il-punto-sul-piano-da-1-miliardo-di-euro_43565_11.html

Un primo bilancio dei cantieri conclusi, in corso e da avviare per scuolesicure, scuolenuove e scuolebelle

26/01/2015 - Oltre 500 cantieri per la messa in sicurezza, con un investimento di 150 milioni di euro, e altri 400 milioni destinati a progetti che erano rimasti esclusi dalla graduatoria iniziale; 200 interventi conclusi e altri 254 in corso per la realizzazione di nuovi edifici; interventi di piccola manutenzione, decoro e ripristino funzionale su oltre 7.000 plessi, per complessivi 150 milioni di euro.
Il Governo traccia un primo bilancio del Piano per l’edilizia scolastica, avviato nel luglio 2014, e composto da tre filoni - #scuolesicure, #scuolenuove, #scuolebelle - che prevede oltre 21.000 interventi in una scuola italiana su due, per oltre 1 miliardo di euro di investimenti.
 
#scuolesicure
Dal luglio 2014 ad oggi, sono stati avviati e conclusi oltre 500 cantieri, mettendo in campo i 150 milioni di euro previsti dal Decreto del Fare. Altri 400 milioni di euro sono stati destinati a progetti che erano rimasti esclusi dalla graduatoria iniziale.
 
Si stanno concludendo i cantieri, finanziati con 640 milioni di euro dai fondi FESR Istruzione, per opere di risparmio energetico, sicurezza ed eliminazione delle barriere architettoniche, che dovranno essere rendicontati entro il 31 dicembre 2015. Altri 1.600 interventi - spiega il Governo - saranno appaltati entro il 28 febbraio 2015.
 
#scuolenuove
In programma ci sono i 454 interventi segnalati dai Sindaci a seguito della lettera del Presidente del Consiglio del 3 marzo e 16 maggio 2014. A fine 2014 si sono conclusi i primi 200 interventi, gli altri 254 sono in corso. Sul piatto 244 milioni di euro, esclusi dal Patto di stabilità. Vedi la mappa
 
#scuolebelle
150 milioni sono stati destinati ad interventi di piccola manutenzione, decoro e ripristino funzionale su oltre 7.000 plessi scolastici nel 2014. La Legge di stabilità ha previstoulteriori 130 milioni per il primo semestre 2015 e 150 milioni di euro per il secondo semestre 2015 per intervenire su oltre 10.000 istituti.
 
Ma ci sono anche altre fonti di finanziamento. Il Governo annuncia che a breve sarà pubblicato il decreto interministeriale che finanzierà con mutui a tasso agevolato per 350 milioni di euro l’efficientamento energetico delle scuole, grazie alle risorse del Fondo Kyoto. 
 
È appena stato firmato il decreto che dà alle Regioni il via libera per stipulare mutui trentennali con oneri di ammortamento a totale carico dello Stato, per la ristrutturazione e le nuovi costruzioni di edifici scolastici. Secondo il Governo, gli Enti locali potranno beneficiare di circa 850 milioni di euro, somme che saranno escluse dal Patto di stabilità interno
 
L’8x1000 dell’Irpef devoluto allo Stato dal 2014 potrà finanziare anche progetti di edilizia scolastica, in favore degli oltre 1.000 enti e associazioni che hanno presentato domanda. Si sta costituendo la commissione per l’esame delle domande.  
 
Infine, il Governo ricorda gli organismi di coordinamento dedicati all’edilizia scolastica. A 17 anni dalla sua istituzione, si è da poco ricostituito l’Osservatorio per l’edilizia scolastica, strumento di coordinamento e dialogo che contribuirà al monitoraggio e impulso ai lavori per l'edilizia scolastica.

Dal 1° dicembre 2014 è attivo il Sistema Nazionale delle Anagrafi dell’Edilizia Scolastica. Grazie ad un accordo siglato durante la Conferenza Unificata Stato Regioni del 27 novembre 2014, le Regioni trasmetteranno in una piattaforma informatica del MIUR tutti i dati relativi al patrimonio edilizio scolastico di competenza dei Comuni e delle Provincie. L’obiettivo è procedere ad un vero e proprio censimento e acquisire informazioni relative alla situazione e alla funzionalità degli edifici. 

Rent to buy immobiliare: i Notai spiegano vantaggi e svantaggi (comprare casa pagando inizialmente un canone d’affitto e poi riscattando l’immobile)

http://www.edilportale.com/news/2015/01/normativa/rent-to-buy-immobiliare-i-notai-spiegano-vantaggi-e-svantaggi_43566_15.html

Il Notariato presenta un contratto-tipo e un decalogo per orientare i cittadini

26/01/2015 - Come usufruire dei vantaggi previsti dal rent to buy e come redigere uno schema contrattuale idoneo?; a queste domande ha cercato di rispondere l’Ordine dei Notai in occasione del convegno “La disciplina del rent to buy: tutele sostanziali e questioni tributarie”, organizzato dalla Fondazione Italiana del Notariato in collaborazione con il Consiglio Notarile di Milano.
Il decreto Sblocca Italia ha rilanciato l’attenzione sul tema del rent to buy (comprare casa pagando inizialmente un canone d’affitto e poi riscattando l’immobile) prevedendo la possibilità di trascrivere il contratto nei Registri Immobiliari per il periodo di durata del rent to buy, ma comunque non superiore a 10 anni.
 
Il Notariato per rendere più accessibile la materia ha presentato, nel corso del convegno, un esempio di schema contrattuale e un decalogo informativo per orientare i cittadini e permettere la diffusione di questo nuovo strumento destinato a incoraggiare le contrattazioni immobiliari e la ripresa del mercato.
 
Il rent to buy è un nuovo tipo di contratto, a metà strada tra una locazione e una prevendita, che permette al futuro compratore di usufruire dal primo momento del godimento dell’immobile individuato, con pagamento di un canone periodico e di rinviare in un secondo momento l’acquisto vero e proprio e il pagamento del relativo prezzo.
 
Al momento dell’acquisto il compratore ha la possibilità discomputare dalla somma finale parte del canone pagato in precedenza.
 
Ecco un esempio esplicativo contenuto nel decalogo informativo:
“Si consideri la vendita di un appartamento per il prezzo di 100.000 euro. Il canone mensile è convenuto in 1.000 euro mensili. Una parte di questo prezzo, ad esempio 500 euro, viene dato per il godimento del bene, come se fosse un normale affitto. E questa parte si “perde”, proprio come in una normale locazione. Il residuo, cioè i 500 euro mancanti, si imputano al prezzo (cioè sono come un acconto sul prezzo di vendita), per cui hanno come effetto quello di ridurre il prezzo finale di vendita. Se dopo 5 anni il conduttore deciderà di acquistare il bene non dovrà pagare 100.000 euro, ma 70.000 euro, perché 30.000 sono già stati pagati con parte dei canoni”.
 
Questo strumento è nato per consentire ai cittadini di comprare casa, in un momento di difficoltà di accesso al credito, e ai costruttori di smaltire l’invenduto.
 
Poiché la trascrizione del contratto vale come una vera e propria prenotazione dell’acquisto dell’immobile, gli eventuali creditori del venditore non potranno iscrivere un’ipoteca sull’immobile promesso in vendita, né pignorarlo.
 
Tuttavia il conduttore non è obbligato a comprare la casa dopo il periodo di “affitto” in quanto la legge da al conduttore la facoltà di acquistare il bene, non l’obbligo. Il termine entro il quale il futuro compratore potrà decidere di acquistare la casa è stabilito dalle parti, e comunque non può superare i dieci anni.
 
Chi vende ha il vantaggio di trovare un numero maggiore di possibili acquirenti, con il rischio però che il conduttore decida, alla fine del periodo, di non comprare casa. Tuttavia il proprietario può rifarsi trattenendo tutto o parte della “maggiorazione” dell’affitto.
 
Il rent to buy vale anche per negozi, uffici, capannoni, negozi, terreni e immobili in costruzione.
Per le imprese di costruzione il rent to buy potrebbe rappresentare un valido strumento per pagare le rate del mutuo originariamente contratto per la costruzione.
 
Inoltre in caso di fallimento dell’impresa costruttrice il contratto continua a valere, infatti la vendita non è soggetta a revocatoria fallimentare, se pattuita al giusto prezzo e si tratta di abitazione principale del conduttore o dei suoi parenti.
 
Per quello che riguarda le imposte da pagare non c’è ancora una disciplina specifica sul piano tributario; il notariato comunque specifica che nel periodo del godimento (paragonabile alla locazione), le imposte legate al possesso dell’immobile sono a carico del proprietario, mentre le
spese di trascrizione del contratto nei registri immobiliari sono a carico dell’acquirente.

domenica 25 gennaio 2015

I dispositivi in galleria e sulla Pontina, prevista una gestione per cinque anni Strade, ora si fa sul serio Due tutor e un autovelox, bando europeo per 3 milioni di euro

DI DIEGO ROMA Due rilevatori di velocità istantanea, due di velocità media, e l’in te ro pacchetto gestionale. Questo il servizio messo a gara dall’am - ministrazione comunale e dal comandante della polizia locale Fernando Di Crescenzo, responsabile unico del procedimento che vedrà affidato il servizio di fornitura di due tutor e un autovelox per il Comune di Terracina. Il bando è stato pubblicato nei giorni scorsi, durerà 3 anni prorogabili per altri due e avrà un costo (calcolato sul quinquennio) a base d’asta di 3 milioni 300 mila euro. I dispositivi di rilevazione di velocità media saranno installati all’in - terno della galleria Monte Giove, mentre l’autovelox andrà sulla Pontina, due strade ormai da anni protagoniste di numerosi incidenti stradali. Il bando di gara prende le mosse da una delibera di indirizzo approvata dalla giunta lo scorso dicembre, ma nell’ottica dei vertici della polizia locale ha soprattutto l’obiettivo di garantire un deterrente all’alta velocità. La ditta vincitrice, insieme alla fornitura a noleggio degli impianti, dovrà occuparsi di taratura, manutenzione ordinaria e straordinaria, fornitura dei software gestionali, la stampa e il confezionamento dei plichi, l’archiviazio - ne e la rendicontazione, la gestione degli incassi e della riscossione bonaria coattiva, mentre il personale della polizia locale dovrà occuparsi soltanto del prelievo del dischetto e della vidimazione online di foto e rilievi. Si punta alla velocizzazione di tutti gli atti, anche con l’ausilio del personale abilitato della ditta, a supporto del personale comunale. I costi, che con l’importo a base d’asta si calcolano in 600 mila euro l’anno (soggetti a ribasso), saranno coperti con gli introiti derivanti dalle sanzioni, ma il calcolo è stato calibrato su una media del 50% degli introiti certi, escludendo quelle che saranno soggette a contenzioso. Le proiezioni elaborate dal comando prevedono 40 verbali al giorno su un totale di 150 giorni. Quanto alla scelta di ricorrere a un bando europeo e non all’acqui - sto in proprio di autovelox, probabilmente è stata fatta per evitare di far dipendere la gestione da un personale già fortemente sotto organico, come peraltro sottolineato in pubblico dal comandante Di Crescenzo davanti al sindaco alla festa di San Sebastiano. Insomma, quanto alla prevenzione, in materia di sicurezza stradale ora pare si inizi a fare sul serio. Non resta che attendere le offerte. ©RIPRODUZIONE RISERVATA IL QUOTIDIANO - Domenica 25 Gennaio 2015 22 Terracina

Ricerchiamo: 20 ADDETTO ALLA PREPARAZIONE E ALL'IMBALLAGGIO DI PRODOTTI CHIMICI FARMACEUTICI Sede di lavoro: ANAGNI



GI GROUP SPA, Agenzia per il Lavoro, Aut. Min. 26/11/2004, Prot. N. 1101 –
Per implementazione banca dati, desideriamo entrare in contatto con 20 OPERATORI MANIFATTURA FARMACEUTICA con pregressa esperienza nella miscelazione additivi e materie prime , maturata all'interno di aziende farmaceutiche. Si richiede disponibilità a lavoro su turni, flessibilità , serietà. Automuniti.
Luogo di lavoro : ANAGNI FR
per candidarsi inviare cv completo di fototessera a frosinone.gassman@gigroup.com

L’offerta di lavoro si intende rivolta all’uno e all’altro sesso in ottemperanza al D.Lgs. 198/2006.

I candidati sono invitati a leggere l’informativa privacy – D. Lgs 196/2003 – all’indirizzo web : www.gigroup.it http://www.gigroup.it/offerte-lavoro/lavoro-2.aspx?C_FILGEN_COD=GIGROUP&C_ANNUNCIO_COD=201410593&Lang=IT&Offerta=20+OPERATORI+MANIFATTURA+FARMACEUTICA&Sede_Lavoro=ANAGNI#.VMRTebtCttM.facebook

Ilva, Renzi inizia male: cinquemila operai in cassa integrazione L’AZIENDA È IN CRISI DI LIQUIDITÀ E POTREBBE DECIDERE DI LASCIARE A CASA METÀ DELL’ORGANICO.

 CONTINUA LA PROTESTA DELL’INDOTTO
REAZIONI
Sindacati spiazzati:
la Uil chiede di integrare
il reddito dei lavoratori,
mentre l’Usb dichiara
lo sciopero. Scontro
tra la Fim-Cisl e la Fiom
L’Ilva dell’era Renzi rischia
di essere una
trappola. Secondo le
voci fatte circolare ieri
molto insistentemente dai sindacati
dell’azienda di Taranto, si sta
preparando la cassa integrazione
per 5.000 lavoratori. Si tratta di una
cifra record, anzi una “cifra-choc”
come la definisce il quotidiano pugliese
la Gazzetta del Mezzogiorno.
CINQUEMILA DIPENDENTI corri -
spondono a circa il 50 per cento
dell’intera forza-lavoro nello stabilimento
di Taranto e potrebbero
essere collocati in cassa integrazione
a rotazione.
Si tratta del numero massimo che
l’azienda avrebbe già indicato alle
organizzazioni sindacali e che sarà
oggetto di trattativa al ministero
dello Sviluppo economico a partire
da martedì prossimo.
La cassa integrazione spazzerebbe
via la prospettiva dei contratti di
solidarietà che per due anni avevano
interessato un numero massimo
di 3.553 lavoratori. Stiamo
parlando della fase in cui l’azienda
era sottoposta all’amministrazione
straordinaria ma sempre nelle mani
della proprietà privata dei Riva,
nonostante i guai giudiziari della
famiglia.
Ora l’Ilva entra in amministrazione
controllata con un decreto ad hoc
da parte del governo che lo ha presentato
come strumento risolutivo.
Non solo, il governo ha emanato
anche un secondo decreto in cui
viene istituita una nuova struttura
pubblica dedicata al risanamento
delle fabbriche in crisi.
Eppure, la prima conseguenza della
nuova fase è una soluzione che rischia
di essere esplosiva per la città.
Da lunedì scorso, infatti, si susseguono
le manifestazioni dei lavoratori
dell’indotto che hanno organizzato
cortei e blocchi stradali per
protestare contro la situazione in
cui sono state gettate le loro aziende.
Secondo Confindustria, infatti,
sono circa 600 i milioni di crediti
arretrati e non pagati. L’impatto sui
dipendenti è stato micidiale.
LA REAZIONE DELLA UILM , il primo
sindacato in azienda, non è dirompente:
“Crediamo che le istituzioni,
a tutti i livelli, debbano impegnarsi
a trovare strumenti di sostegno
di integrazione al reddito, a
prescindere dal tipo di ammortizzatore
sociale che verrà adottato” ,
hanno dichiarato il segretario di
Taranto Antonio Talò e le Rappresentanze
sindacali unitarie (Rsu)
riferendosi alla trattativa che inizierà
al Ministero dello Sviluppo
economico.
Più netta la protesta dell’Unione
sindacale di base (Usb), terzo sindacato
in azienda, che ha proclamato
lo sciopero ad oltranza dei
lavoratori dell’Ilva a partire dalle 7
di mercoledì prossimo con presidio
permanente davanti a tutte le portinerie.
L'iniziativa, spiegano, viene
assunta “vista la gravissima situazione
dell’indotto Ilva e vista l’as -
senza di risposte concrete ai problemi
di migliaia di lavoratori e delle
loro famiglie” e “a sostegno della
protesta degli stessi”.
Resta in piedi anche l’occupazione simbolica dell’aula consiliare del
Municipio dopo che lo stesso sindaco
di Taranto Ippazio Stefàno,
che nei giorni scorsi ha scritto due
lettere a Renzi accennando anche a
''possibili problemi di ordine pubblico”,
ha consegnato agli operai le
chiavi della sala in cui si celebrano
le sedute del Consiglio comunale.
Sempre sul piano sindacale, invece,
si assiste a uno scontro tra Fiom e
Fim-Cisl. I metalmeccanici della
Cgil, infatti, hanno chiesto la conferma
dei contratti di solidarietà
ma la Fim Cisl fa rilevare che proprio
la Fiom un anno fa si rifiutò di
firmare la proroga dello stesso contratto
e che la sua presa di posizione
in questo momento è da considerare
“solo un appello di facciata a
scapito dei lavoratori”.
La Cgil di Taranto, invece, propone
di “ricorrere al fondo Fintecna (150
milioni), anche attraverso l’antici -
pazione dal fondo strategico, per
pagare i crediti delle imprese
dell’indotto”.
La situazione è dunque ancora
drammatica e il risanamento, se
fatto in questo modo, rischia di essere
pagato solo dai lavoratori e dai
soldi pubblici della cassa integrazione.
s. can.

DOMENICA 25 GENNAIO 2015 il Fatto Quotidiano


LA BANCA DI PAPÀ BOSCHI E L’AFFARE DELLE “POPOLARI” LA CONSOB INDAGA SULLE SPECULAZIONI LONDINESI FATTE A MARGINE

DEL DECRETO DI GOVERNO SUGLI ASSETTI SOCIETARI DEGLI ISTITUTI DI CREDITO
OPPORTUNITÀ
La titolare delle Riforme
era in Cdm: la banca
dell’Etruria, che ha
per vicepresidente suo
padre è salita del 66%
con questa operazione
di Davide Vecchi
Una manina da
Londra ha gettato
una rete a
Piazza Affari e
pescato a strascico le Popolari
con un tempismo perfetto:
giorni prima dell’a p p r o v azione
della riforma voluta da
Matteo Renzi che abolisce il
cosiddetto voto capitario e le
trasforma in società per azioni.
Un tempismo che ha già
svegliato la Consob, ora impegnata
a ricostruire gli
scambi. Un’operazione di verifica
non certo semplice,
perché dalla piazza inglese si
stendono anche le reti dai paradisi
fiscali, e che rischia di
causare guai decisamente seri
all’esecutivo Renzi nel caso
tra i vari investitori internazionali
attivi sul mercato individuasse
il fondo Algebris
di Davide Serra, amico, foraggiatore
nonché guru finanziario
del premier.
IL FONDO speculativo dell’ex
manager Morgan Stanley ha
infatti base a Londra. La banca
che ha maggiormente beneficiato
dello strascico anglosassone
è la Popolare
dell’Etruria e del Lazio, di cui
vicepresidente è Pier Luigi
Boschi. Sì, il papà di Maria
Elena, ministro delle Riforme
nonché direttore generale
della fondazione Open che
negli ultimi anni ha ricevuto
150 mila euro proprio da Serra.
I cerchi, spesso, si chiudono
Il ministro ha partecipato alla
seduta del 20 gennaio in cui è
stato approvato il testo del decreto
legge sulle popolari,
mostrando il fianco a polemiche
su un evidente conflitto di
interessi. Caso vuole che pochi
giorni prima Movimento
5 Stelle, Sel e una parte del Pd
abbiano ritirato fuori e riproposto
una legge presentata nel
novembre 2013 che all’epoca
piaceva tanto anche a Matteo
Renzi. Una proposta di legge
avanzata da Pippo Civati per
introdurre il conflitto di interessi
e il conseguente divieto
di partecipare al voto “qua -
lora il coniuge, la persona stabilmente
convivente, un parente
o un affine entro il secondo
grado sia preposto alla
cura ai sensi del comma 4 (in
qualità di rappresentante,
amministratore, curatore, gestore,
procuratore, consulente
o in altra posizione analoga,
ndr) di un interesse economico
privato tale da poter
condizionare l’esercizio delle
funzioni pubbliche inerenti
alla carica ricoperta”. La proposta,
come nel novembre
2013, è stata messa in un cassetto.
Intanto da Londra compravano.
Salvando la popolare
dell’Etruria, dove oltre al padre
lavora anche il fratello di
Maria Elena, Emanuele. Gli
acquisti sono iniziati il 15
gennaio. Il decreto, battezzato
“investment compact”, è
stato annunciato a mercati
chiusi il 20 gennaio ma le indiscrezioni
erano iniziate a
circolare sin dal 16 e il 19
l’agenzia di stampa Reuters
ha anticipato il piano nei dettagli.
IN QUATTRO GIORNI la Banca
Popolare dell’Etruria ha registrato
un balzo del 66 per
cento, nonostante i ripetuti
stop alla negoziazione per eccesso
di rialzo, mettendo fine
così ad anni di profonde difficoltà
che l’hanno portata
sull’orlo del commissariamento.
Nel gennaio 2010,
un’azione valeva 10,69 euro,
mentre il 12 gennaio scorso
ha registrato il minimo storico:
0,358 euro.
Non che i vertici non abbiano
tentato di rivitalizzare l’istitu -
to, anzi: le hanno provate tutte.
Un aumento di capitale da
100 milioni appena un anno
fa, poi il tentativo (fallito) di
fusione con la popolare di Vicenza,
la ricerca (andata a
vuoto) di nuovi soci di peso
per trasformarsi in Spa. Tutto
inutile. Tanto che il Cda a novembre
ha approvato i conti
consolidati dei primi 9 mesi
chiusi con una perdita netta
di 126,1 milioni. E appena un
mese dopo la pop ha presentato
un durissimo piano di ristrutturazione,
annunciando
410 esuberi e tagli al personale
per 32 milioni di euro,
oltre alla creazione di una bad
bank nel tentativo di liberarsi
dei crediti deteriorati. Non
solo, dal 2012 la banca è stata
al centro di due ispezioni della
Banca d’Italia che si sono
concluse nel novembre 2014
con una multa complessiva di
2,54 milioni di euro. La maxi
sanzione è a carico di 18 tra
componenti ex componenti
del collegio sindacale e del
cda, tra cui Pier Luigi Boschi.
A lui gli ispettori di via Nazionale
hanno comminato
una sanzione di 144 mila euro
per “violazioni di disposizioni
sulla governance, carenze
nell’organizzazione, nei controlli
interni e nella gestione
nel controllo del credito e
omesse e inesatte segnalazioni
alla vigilanza”. Da inizio
2013, inoltre, la sua posizione,
come quella degli altri amministratori
dell’istituto, è al vaglio
delle procure di Arezzo e
Firenze.
LONDRA DUNQUE, ma anche
Palazzo Chigi. Sarebbe
importante sapere come si è
sviluppato l’iter del decreto.
Ieri il Corriere della Sera ha ricostruito
che inizialmente il
provvedimento era contenuto
nel ddl Concorrenza, parcheggiato
al ministero per lo
Sviluppo economico e in attesa
di seguire il normale iter
parlamentare. Renzi ne ha
prelevato a sorpresa l’articolo
sul voto capitario e l’ha inserito
nel decreto Investment
compact. Chi era al corrente
di quanto stava facendo il
premier? Mario Gerevini ieri
dal Corriere ha chiesto “per
quante mani è passato il testo?”.
Ma soprattutto: in quali
è finito?
2 DOMENICA 25 GENNAIO 2015 il Fatto Quotidiano

MERCHANT BANK

venerdì 23 gennaio 2015

Imu agricola, esenzione estesa a 3500 comuni

SUL FILO DI LANA, quando mancavano tre giorni alla scadenza del pagamento dell’Imu agricola, il governo ha varato in un Cdm un decreto che rivede i contestati criteri altimetrici per il pagamento dei comuni montani introdotti con decreto interministeriale il 28 novembre scorso tornando ai vecchi parametri Istat. Il decreto torna a esentare quindi tutti i comuni montani e, nei comuni parzialmente montani, vengono esentati tutti i terreni di proprietà o in affitto a imprenditori agricoli professionali e coltivatori diretti. Questo allarga la platea dei comuni esenti a 3.456 (prima erano 1.498); 655 i comuni parzialmente esenti. Per chi dovrà pagare l’Imu agricola, non rientrando nell’esenzione, il termine è stato posticipato al 10 febbraio. “La scelta di comprendere nei nuovi criteri anche il 2014 - aggiunge il sottosegretario al Mef, Pier Paolo Baretta- chiude positivamente la v i ce n d a ”. il fatto quotidiano 24 gennaio 2015