lunedì 3 ottobre 2016

Ecobonus e ristrutturazioni, già prorogati prima della Stabilità: si ripagano da soli

Cosa è ancora possibile detrarre e come. E quali sono le ipotesi e le promesse sul tavolo del governo per l'anno prossimo
Toccatemi tutto, ma non le agevolazioni fiscali sulla casa. DaBerlusconi, a Letta, passando per Monti e ora Renzi, le proposte sul tavolo del governo per elaborare ogni anno la legge diStabilità hanno sempre incluso e previsto i bonus ristrutturazione e l’ecobonus. Nessun premier, infatti, ha mai pensato di interromperne la proroga. E Matteo Renzi ha già fatto di più: alle prese con i terremotati del Centro Italia, ha confermato che anche nel 2017 sarà possibile avere il maxi sconto del 65% sugli interventi nelle case per l’adeguamento sismicooltre che per l’efficientamento energetico. Mentre il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, in un convegno di Confedilizia, ha detto che nella manovra economica ci saranno anche gli incentivi per la ristrutturazione.
Come dire che, anche per quest’anno, la mission del riordino della giungla di bonus e agevolazioni fiscali che alleggeriscono ladichiarazione dei redditi (la cosiddetta tax expenditures che secondo la Corte dei Conti è composta da 799 voci e vale 313 miliardi di euro) è stata derubricata dall’agenda governativa. Il motivo? In primis, non c’è bisogno di una copertura certa per questi sconti fiscali: non rendendoli strutturali, ma prorogandoli di anno in anno, il costo della misura (circa un miliardo di euroall’anno) ha un impatto immediato e si autofinanzia grazie al circolo virtuoso che di fatto innesta. Basti pensare che per il bonus sui lavori in casa, quello del 50% per le ristrutturazioni e quello del 65% per il risparmio energetico, nei primi sette mesi dell’anno – secondo il rapporto Servizio studi della Camera e Cresme – il Fisco ha restituito ai contribuenti oltre 16 milioni di euro, già il 23,8% in più del 2015. E per tutto il 2016 l’Istituto di ricerca si attende 1,7 milioni di domande complessive (1,39 milioni per le ristrutturazioni edilizie e 328mila per il risparmio energetico) per uninvestimento di 29,2 miliardi di euro (comprensivo dell’Iva) che segnerebbe il record storico assoluto dopo i 27,9 miliardi del 2013, i 28,4 miliardi del 2014 e i 25,1 miliardi del 2015. Ma dal 1998 al 2016 le misure di incentivazione fiscale hanno attivato investimenti pari a 237 miliardi di euro, di cui 205 miliardi hanno riguardato il recupero edilizio e poco meno di 32 miliardi la riqualificazione energetica.
Un trend positivo che dimostra che quello delle detrazioni non è solo un costo per lo Stato, ma si tratta di leve fondamentali per il Paese. Se, infatti, nell’ultimo anno si può parlare di ripresa del settore immobiliare ed edile è soprattutto grazie all’effetto delle agevolazioni fiscali sulla casa che, largamente diffuse e molto ben note ai contribuenti, hanno generato un incremento del numero degli occupati. Nel dettaglio, si tratta di 291mila posti di lavoro nel 2016 per un totale di 1,46 milioni di posti di lavoro cumulati negli anni 2011-2016.
E non finisce qui. C’è un altro punto a favore dello Stato: mentre incassa immediatamente Iva, tasse, imposte e anticipi molto ingenti per l’esecuzione dei lavori (con l’evidente vantaggio dell’emersione del nero), è invece nell’arco di 10 anni che poi redistribuisce le detrazioni. Chiara, quindi, la richiesta dei sindacati che si sta sollevando in queste ore: “Ridurre gli anni in cui detrarre le spese con un nuovo meccanismo di rimborso in un’unica soluzione”, come chiede FenealUil. Che aggiunge: “Il bonus va esteso alle aziende che realizzano i lavori e agli incapienti, vale a dire i contribuenti che percepiscono un reddito fino a 8mila euro all’anno e che, quindi, – avendo l’Irpef azzerata – non possono richiedere nessun detrazione”. La soluzione potrebbe essere quella di recuperare gli incentivi fiscali tramite gli oneri del riscaldamento, quindi, con sconti in bolletta. Mentre, tra i tecnici si fa sempre più insistente l’idea che il governo starebbe spingendo in contemporanea gli interventi di risparmio energetico e quelli antisismici, eventualmente innalzando lo sconto nel caso venissero fatti insieme.
Tra leggi in materia di costruzioni anti-sismiche malfatte e la non obbligatorietà dell’adeguamento sismico degli edifici esistenti e dell’assicurazione per il danno da terremoto, l’ecobonus al 65% per gli interventi antisismici risulta la detrazione che zoppica di più dal punto di vista delle preferenze. Introdotta dal 2012, consentiva una detrazione del 36% che fu poi portato al 50% e al 65%, ma vale solo per le prime case in zona antisismica 1 e 2. Tradotto in numeri, spiega l’Ance (l’Associazione dei costruttori), su 34 milioni di abitazioni in Italia, 15 milioni sono seconde case. Tant’è che l’annuncio di Renzi ha subito gelato le aspettative di chi si aspettava la stabilizzazione degli sgravi e, soprattutto, un potenziamento oltre il tetto del 65% per quanto riguarda gli interventi strutturali per la sicurezza.
In attesa di capire se anche queste aperture, così come l’ipotesi dialzare l’asticella della percentuale di detrazione Irpef, finiranno nella Stabilità 2017, fino al 31 dicembre 2016 è ancora possibile richiedere il 50% di detrazioni sulla ristrutturazione di casa fino a 96mila euro, il 50% sull’acquisto di mobili per la casa ristrutturata fino a 10mila euro e il 65% sugli interventi di risparmio energetico fino a 100mila o adeguamento antisismico degli edifici.
Ristrutturazioni edilizie – La detrazione compete per interventi di manutenzione ordinaria (solo per le parti comuni degli edifici), dimanutenzione straordinaria, restauro e ristrutturazione edilizia. È possibile fruire dell’agevolazione anche per la ricostruzione di immobili danneggiati a seguito di eventi calamitosi (quando sia stato dichiarato lo stato di emergenza), per la realizzazione di autorimesse o posti auto pertinenziali, per l’eliminazione delle barriere architettoniche, per gli interventi destinati a prevenire il rischio di atti illeciti o di bonifica dall’amianto.
Misure antismiche – Il bonus vale per l’esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica, in particolare sulle parti strutturali, per la redazione della documentazione obbligatoria atta a comprovare la sicurezza statica del patrimonio edilizio, nonché per la realizzazione degli interventi necessari al rilascio della documentazione.
Risparmio energetico – L’ecobonus spetta per la riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento, il miglioramento termico dell’edificio (coibentazioni, pavimenti e finestre comprensive di infissi), l’installazione di pannelli solari; la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale; l’acquisto e la posa in opera di schermature solari, di impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili.
Ad essere agevolabili sono anche le spese sostenute per l’acquisto, l’installazione e la messa in opera di sistemi domotici, cioè dispositivi multimediali per il controllo da remoto degli impianti di riscaldamento, produzione di acqua calda e climatizzazione nelle unità abitative. Si tratta un po’ della cenerentola delle categoria, poco conosciuta al grande pubblico, ma che – conti alla mano – consente un risparmio sulla bolletta e di avere indietro un bel gruzzoletto.
Questi dispositivi, infatti, devono mostrare attraverso canali multimediali i consumi energetici, consentendo anche da lavoro o dal ristorante di programmare accensione, spegnimento o temepratura dell’impianto. In particolare, la detrazione è riconosciuta se le spese sono state sostenute per la riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento, il miglioramento termico dell’edificio (coibentazioni, pavimenti, finestre, comprensive di infissi), l’installazione di pannelli solari, la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale. Una novità importante riguarda le modalità di pagamento nel caso di lavori sulle parti comuni dei condomini. Questi ultimi, infatti, quando non hanno a disposizione l’intera somma necessaria per pagare i lavori di riqualificazione energetica, possono cedere la loro quota di detrazione alle imprese che eseguono i lavori. A loro volta, le aziende dovranno scontare il prezzo finale di una somma corrispondente. di  | 3 ottobre 2016 http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/03/ecobonus-e-ristrutturazioni-gia-prorogati-prima-della-stabilita-si-ripagano-da-soli/3063050/

sabato 1 ottobre 2016

provincia di Latina, consumo del suolo: mangiati dal cemento. Secondo il rapporto dell'Ispra sul consumo del suolo il 10% del territorio provinciale è stato perso

Latina urbanistica, megastore Globo, lottizzazione abusiva all’ex Seranflex: indagato anche Bianconi

Si allarga l’inchiesta del sostituto procuratore Giuseppe Miliano sull’ipotesi di lottizzazione abusiva configuratasi attorno all’ex Seranflex, la proprietà della Cosmo sita alle porte di Latina, posta sotto sequestro da luglio scorso. Alla lista dei sette indagati (Giancarlo e Piero Piattella, Ventura Monti, Luca Baldini, Patrizia Marchietto, Fiorella Abbenda e Nicola Di Nicola) se ne aggiunge un ottavo. Si tratta del noto costruttore di Latina Roberto Bianconi, che nel 2005 in qualità di amministratore della società Latina Fiori acquistò la proprietà ex Seranflex dagli eredi Serao che poi rivenderà alla Mimosa Park, amministrata da Giancarlo Piattella. L’iscrizione nel registro degli indagati trova ragione dall’esito degli ultimi accertamenti svolti dal Nucleo investigativo della Forestale in base al quale Bianconi non si sarebbe limitato al solo acquisto dell’immobile, sede di un opificio dismesso, intervenendo nella definizione della domanda di condono presentata dagli eredi Serao, che era rimasta in stallo per il mancato versamento di alcuni oneri, e dando poi successivamente all’acquisto del 2005 mandato al geometra Piero Piattella di progettare la demolizione e ricostruzione del sito.
In pratica, secondo gli inquirenti, Bianconi formalizzò sì la compravendita con i Serao soltanto dopo l’ottenimento, nel 2003, della sanatoria di vecchi ampliamenti che determinò un cambio di destinazione d’uso dell’immobile da prevalentemente produttivo a commerciale, per altro non richiesto dai titolari, ma lo stesso avrebbe anche pilotato il condono utile poi alle mire della Mimosa Park.
Sebbene per il condono “allegro”, la posizione di Baldini (tecnico convenzionato con il Comune di Latina per la definizione delle pratiche di condono) nell’ambito di una specifica inchiesta della Procura della Repubblica trovò riparo nel 2012 nella sopraggiunta prescrizione dell’abuso d’ufficio, lo stesso e gli altri “attori” della complessa vicenda – con l’aggiunta di Bianconi – sono oggi indagati per lottizzazione abusiva emersa, secondo le indagini coordinate dal Pm Miliano, lungo la strada regionale Pontina quasi alla vigilia dell’apertura del megastore Globo, da parte della Cosmo, nota società abruzzese, rappresentata da Di Nicola, giunta a Latina per investire nel commercio al dettaglio di abbigliamento, calzature e accessori e probabilmente inconsapevole dei passaggi edilizi precedenti al suo acquisto dell’immobile.
Salvato il condono, per sopraggiunta prescrizione, la Mimosa Park chiede e ottiene dal Comune di Latina, a firma del dirigente dell’ufficio tecnico Ventura Monti, un permesso a demolire e ricostruire sulla base di un progetto (redatto da Fiorella Abbenda) che prende sostanzialmente per buona la destinazione commerciale dell’immobile, che sembrerebbe per altro smentita dalla testimonianza della famiglia Serao. Direttore dei lavori sarà poi lo stesso tecnico che aveva istruito la pratica di condono ritenuta viziata da falso, Luca Baldini.
Nel 2013 la Mimosa Park chiede una variante in corso d’opera, istruttore della pratica Patrizia Marchetto. Seguiranno una Scia e una Cila, del 2014 e del 2015, e il passaggio di proprietà alla società abruzzese Cosmo.
I lavori sono questi ultimati al chilometro 69, 600, in località Borgo Piave, quando gli agenti del Nipaf, il 28 luglio scorso, appongono i sigilli per lottizzazione abusiva. Perché? Si chiederanno in molti, visto che il condono viziato era stato “graziato”. La risposta è rasoterra.  Su un fondo di 32mila metri quadrati, 8.500 dei quali occupato dai locali che avrebbe dovuto ospitare il megastore Globo, c’è una distesa di parcheggi per una superficie di circa 23mila metri quadrati. L’area parcheggi della vecchia Seranflex occupava una superficie di 9.000 metri quadrati… su terreno agricolo. Dunque, un parcheggio abusivo che non era stato inserito nella richiesta di condono. I nuovi proprietari, impegnati a demolire e ricostruire lo stabile trasformandolo da opificio a commerciale, hanno “dimenticato” di regolarizzare il parcheggio magari attraverso una richiesta di variante. Una svista? Per realizzare una superficie commerciale di 8.500 metri quadrati i parcheggi diventano una condizione indispensabile, tant’è che predisporranno un’area di gran lunga superiore a quella già in uso dalla Seranflex, passando da 9mila e 23mila metri quadrati in difformità al Piano regolatore generale che tra l’altro in quella zona prevede una fascia di inedificabilità assoluta entro 40 metri dalla sede della strada Pontina. Uno scivolone senza precedenti per una regia attenta ad orchestrare il maxi cambio di destinazione d’uso. Per gli inquirenti non varrà neanche la tesi dell’inconsapevolezza dal momento che è stato acquisito un certificato urbanistico rilasciato dal Comune di Latina che nel 2014 accertava la destinazione rurale del terreno, sito in zona H del Piano regolatore generale. Certificato richiesto dalla Mimosa Park per ragioni fiscali.
Il sequestro eseguito dalla Forestale è stato ordinato dal Gip Mara Mattioli su richiesta del sostituto Milano. Contro l’ordinanza è stata poi presentata al Tribunale del Riesame la richiesta di dissequestro, sulla base di una complessa perizia di parte volta a dimostrare sostanzialmente che lungo la Pontina di parcheggi ce ne sono a volontà. Il collegio presieduto dal giudice Silvia Artuso ha rigettato l’istanza, confermando il sequestro. Ora la notizia dell’ottavo indagato. http://www.latinacorriere.it/2016/10/01/latina-lottizzazione-abusiva-allex-seranflex-indagato-anche-bianconi/

Latina lido Stabilimenti balneari una delibera che manca l’obiettivo

Per mantenere montate le strutture in inverno serve approvare la variante al piano dunale della marina
La delibera sulla destagionalizzazione delle attività per il lungomare è stata approvata giovedì sera dalla maggioranza di Latina Bene Comune, con l’opposizione che ha abbandonato l’aula per protesta, ritenendo questo atto amministrativo sostanzialmente inutile, in quanto non in grado di garantire il risultato sperato, ossia l’attività invernale per le strutture del lungomare. Una delibera che effettivamente non avrà un effetto concreto, dal momento che mancano totalmente i presupposti urbanistici affinché le strutture restino montate. In particolare è necessario completare la variante alla fascia dunale della Marina, deliberata dalla giunta Zaccheo il 5 febbraio 2010 e più volte discussa in commissione Urbanistica, ma mai arrivata in Consiglio. Insomma basterebbe davvero poco, ma anche quel poco non viene fatto.
La maggioranza è però fermamente convinta di aver agito nel giusto e ieri con una nota lo conferma, accusando l’opposizione di non essere mai disposta al dialogo e al confronto costruttivo. «Anche nel caso della delibera sulla destagionalizzazione, il gruppo di lbc si è dimostrato più che responsabile , invitando ripetutamente l'opposizione a sintetizzare un emendamento comune o votarne uno condiviso. Ciò non è stato possibile perché l'opposizione è rimasta divisa, probabilmente dalla differenza di vedute frutto di anni di lavori, piani e progetti mai integrati tra loro. Di questa complessità l'opposizione non si è voluta prendere la responsabilità come fosse figlia di qualcun altro, fuggendo il voto e abbandonando l'aula.
L'articolo completo in edicola con Latina Oggi (1 ottobre 2016) http://www.latinaoggi.eu/news/news/28459/stabilimenti-una-delibera-che-manca-lobiettivo.html

Abusi edilizi, quando la multa può sostituire la demolizione

di Paola Mammarella http://www.edilportale.com/news/2016/09/normativa/abusi-edilizi-quando-la-multa-pu%C3%B2-sostituire-la-demolizione_54125_15.html

CdS: la sanzione alternativa si può applicare solo se l’intervento è stato realizzato in base a un permesso rilasciato e poi annullato

30/09/2016 – La multa alternativa alla demolizione di un manufatto abusivo è possibile solo se l’intervento è stato realizzato sulla base di un titolo abilitativo rilasciato dal Comune, ma poi annullato. Scatta invece la demolizione se il responsabile ha violato le prescrizioni dell’Amministrazione.
Lo ha spiegato di recente il Consiglio di Stato con la sentenza 3559/2016. I giudici hanno chiarito che bisogna operare una distinzione a monte e capire perché un immobile è considerato abusivo. 
Un conto, sostiene il CdS, è che l’opera abbia rispettato i contenuti del permesso di costruire, rilasciato dal Comune e poi annullato. In questo caso il privato che ha realizzato l’intervento pensava di agire in modo legittimo. Al momento della costruzione, infatti, tutti i lavori sono stati eseguiti secondo i permessi rilasciati e solo in un secondo momento la situazione è cambiata perché il Comune ha annullato le autorizzazioni.
 
Prima di chiedere ad un cittadino che ha rispettato le norme in vigore di demolire un edificio, prima legittimo e poi diventato abusivo, il Comune deve bilanciare gli interessi in campo e può optare per una multa alternativa alla demolizione.
 
Al contrario, la sanzione alternativa alla demolizione non può essere riconosciuta se l’intervento è già stato realizzato in modo illegittimo perché non ha rispettato i permessi rilasciati. In questo caso, sostiene il Consiglio di Stato, l'unica strada percorribile è la demolizione. 

Nel caso preso in esame dal CdS, i proprietari di una azienda agricola avevano ottenuto il permesso di costruire un capannone aperto da destinare a deposito. Successivamente avevano però chiuso tutti i lati trasformandolo di fatto in un capannone industriale.
 
Dopo una serie di vicissitudini amministrative e legali, il Comune, aveva prima rilasciato e poi annullato il permesso di costruire in sanatoria. Di conseguenza era stata ordinata la demolizione delle opere abusive. 

Dopo una serie di vicissitudini amministrative e legali, il Comune, aveva prima rilasciato e poi annullato il permesso di costruire in sanatoria. Di conseguenza era stata ordinata la demolizione delle opere abusive.

I ricorsi, con cui era stato chiesto di trasformare la demolizione in una sanzione amministrativa sono stati respinti. Il CdS ha infatti spiegato che la tutela da riservare al privato cambia a seconda che ad essere annullato sia il permesso di costruire o la sanatoria. Nel primo caso il cittadino si è attenuto alle regole, nel secondo no, quindi non gli può essere riconosciuto nessuno “sconto”.
 
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Geometra solo con la laurea: in arrivo la riforma della professione

di Alessandra Marra http://www.edilportale.com/news/2016/09/professione/geometra-solo-con-la-laurea-in-arrivo-la-riforma-della-professione_54098_33.html

Alla Camera la proposta di legge che istituisce percorsi universitari triennali abilitanti per futuri professionisti

29/09/2016 – Istituire un percorso di laurea triennale obbligatorio e abilitante per esercitare la professione di geometra.
 
Questo il cardine della proposta di legge che riforma il percorso di accesso alla professione di geometra, presentata ieri alla Camera dell’On.le Simona Flavia Malpezzi (PD) e dal Presidente del Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati (CNGeGL) Maurizio Savoncelli.
 

Geometra laureato: la riforma della professione

La proposta di legge istituisce una nuova laurea universitaria da frequentare obbligatoriamente per conseguire il titolo triennale che abilita direttamente al mondo del lavoro. Al percorso didattico sarà possibile accedere dopo il diploma di scuola media superiore rilasciato dagli Istituti Tecnici “Costruzioni, Ambiente e Territorio” (CAT).
 
La necessità di riformare la professione è partita dalla normativa europea che stabilisce per tutti i liberi professionisti europei l’obbligo del titolo universitario per poter esercitare la professione a livello transazionale.
 
Secondo il CNGeGL la principale caratteristica di una laurea professionalizzante per geometri sarà quella di garantire, anche con docenze extra universitarie temporanee affidate a esperti e professionisti, l’apporto di conoscenza/abilità/competenze per superare la genericità della formazione degli ordinamenti delle classi di laurea attualmente previste dal DPR 328/2001.
 
La proposta di legge non entra nei dettagli sul curriculum del corso di laurea, ma ma prevede di affidare a un decreto ministeriale successivo i contenuti specifici in termini di esami da sostenere.
 
Infine, la riforma prevede che l’esame di laurea sia abilitante all’esercizio della professione; il corso di laurea conterrà, infatti, un tirocinio professionale semestrale. Di conseguenza, una volta avviato il nuovo percorso, l’esame di Stato per l’abilitazione alla professione di geometra sarà gradualmente soppresso con conseguente, secondo il CNG, “abbattimento dei costi per lo Stato unita a una notevole semplificazione procedurale”.
 
In attesa dell’esito dell’iter parlamentare, all’inizio di questo anno accademico, in Italiasono state avviate tre esperienze ispirate alla proposta di legge, con le Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, di Siena, di San Marino e dell’ateneo telematico Uninettuno.
 

Laurea per geometri: i commenti

Secondo Savoncelli “la nascita di un percorso di laurea triennale professionalizzanteed abilitante potrà contraddistinguere meglio il Geometra nel panorama nazionale delle risorse tecniche professionali a disposizione del mondo economico e della società civile”.
 
Il Presidente CNGeGL ha infatti dichiarato: “Nei diversi tavoli di confronto, ai quali abbiamo finora partecipato, è stata sostenuta con decisione l’importanza diun’evoluzione del suo percorso di accesso alla professione, in considerazione del ruolo svolto dai nostri iscritti nelle diverse occasioni, come nell’emergenza, nella ricostruzione, nella crescita economica sostenibile. Grazie alla sua vocazione polivalente e multidisciplinare, il geometra ha rivelato sempre nuove capacità di porsi in modo qualificato nel contesto nazionale e internazionale del mercato del lavoro".
 
“Infine, non abbiamo trascurato il cammino della normativa europea: il futuro ci impone una formazione universitaria specifica per svolgere la libera professione in ambito transnazionale: è un preciso adempimento richiesto dalla Comunità Europea per il 2020” ha concluso Savoncelli.
 
Sulla proposta di legge, l’On.le Simona Flavia Malpezzi (PD), Commissione Cultura, ha precisato: “Ci piace considerarla una sfida. E’ una proposta che può riaprire il mondo delle lauree professionalizzanti e dare un contributo a quella che è la professione del geometra. Un supporto che non va solo ai professionisti che ci sono già oggi ma anche agli studenti, garantendo un percorso chiaro e certo, con una laurea che finalmente è anche abilitante e, pertanto, molto vicina al lavoro che poi loro saranno chiamati a svolgere. E’ una soluzione che porta chiarezza e semplicità nel sistema ed è un modello che potrebbe anche essere applicato per tutti gli altri tipi di ordini”.
 
E’ intervenuta alla presentazione anche l’On. Manuela Ghizzoni, Responsabile Università del Partito Democratico, che ha aggiunto: “La proposta rappresenta la volontà di costruire dei percorsi didattici per i geometri che possano rafforzare le competenze, sia a livello teorico e sia a livello pratico. La proposta non entra nel merito degli insegnamenti che dovrebbero caratterizzare la laurea perché non abbiamo intenzione di “ingessare” ora con una legge i contenuti culturali formativi che dovranno invece nel tempo modificarsi rispetto alle esigenze della professione”.
 
“Lauree di questo tipo rappresentano una sfida per le università in termini di offerta formativa per i giovani che desiderano associare una solida formazione teorica all’esercizio della professione. Riteniamo in questo modo di poter contrastare il problema dell’abbandono degli studi universitari da parte dei diplomati degli istituti tecnici e professionali che si trovano ad affrontare percorsi non modulati rispetto alla loro formazione scolastica tradendo le loro aspirazioni reali” ha concluso l’On. Ghizzoni. 
 
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Impianti sportivi, in arrivo Fondi Immobiliari per riqualificarli

di Alessandra Marra http://www.edilportale.com/news/2016/09/lavori-pubblici/impianti-sportivi-in-arrivo-fondi-immobiliari-per-riqualificarli_54088_11.html

Accordo tra ICS, Invimit e Lega B per la valorizzazione delle infrastrutture sportive

29/09/2016 – Promuovere la nascita di Fondi Immobiliari destinati alla rigenerazione e alla valorizzazione di stadi e impianti sportivi di proprietà pubblica in modo da favorire anche la riqualificazione delle aree adiacenti.
 
Questo l’obiettivo a cui mira il protocollo di intesa, firmato il 27 settembre scorso, tra Invimit (Investimenti Immobiliari Italiani), B Futura (società di scopo interamente partecipata dalla Lega B) e l’Istituto per il Credito Sportivo (ICS) per la promozione di operazioni di valorizzazione di stadi e impianti sportivi attraverso lo strumento del Fondo Immobiliare.
 
Invimit, Lega B e ICS stanno collaborando per favorire e promuovere la nascita di Fondi Immobiliari (Fondi Obiettivo) destinati alla rigenerazione di impianti sportivi pubblici, riservando un canale prioritario al recupero delle infrastrutture esistenti e alla riqualificazione delle aree adiacenti.
 
il Presidente di Invimit, Massimo Ferrarese, ha dichiarato: “Grazie all’iniziativa potranno nascere appositi Fondi Obiettivo gestiti da Sgr di mercato e promossi dagli Enti territoriali proprietari degli impianti oggetto di valorizzazione. Invimit, attraverso l’utilizzo delle risorse disponibili nel Fondo i3-Core Comparto Territorio, rivestirà il ruolo di investitore garantendo la liquidità necessaria alla riqualificazione degli impianti.” 
 
“Il protocollo d’intesa” ha aggiunto il Presidente della Lega B Andrea Abodi, “ha l’obiettivo di promuovere una forte accelerazione dei processi di sviluppo infrastrutturale e di rinascita urbana in una cornice di assoluto rispetto della sostenibilità ambientale, sociale e finanziaria delle realtà locali. Entro la fine dell'anno, con alcuni Comuni e SGR di mercato, si lavorerà per strutturare progetti di Fondi volti a garantire una riqualificazione territoriale che permetta a tutte le parti in causa di beneficiare di infrastrutture sportive moderne, efficienti e di servizi di qualità nell’ambito di aree cittadine rigenerate”.
 
“Entro la metà del mese di ottobre presenteremo anche moduli progettuali specifici dedicati sempre a stadi e impianti di allenamento, dedicati ai temi dell'impatto ambientale, alle barriere architettoniche e alla sicurezza in chiave tecnologica” ha concluso Abodi. 
 
“Sono molto soddisfatto di questo protocollo” ha affermato Paolo D’Alessio Commissario Straordinario dell’Istituto per il Credito Sportivo, “e sono convinto che questo accordo crei delle importanti premesse per realizzare nel nostro Paese, finalmente, una generazione di stadi moderni con l’innovativa formula dei fondi chiusi immobiliari. Il Credito Sportivo, come unica banca pubblica del Paese, vuole affermare sempre più il suo ruolo centrale nel finanziamento allo sport in linea con le politiche e gli indirizzi governativi per la valorizzazione e lo sviluppo dell’impiantistica pubblica.”
 
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