sabato 9 aprile 2016

Latina e l'urbanistica L’insostenibile pesantezza dei Print

La superficie complessiva delle aree offerte dagli 89 progetti presentati è di 816 ettari
Saranno avvisati uno ad uno gli 89 soggetti proponenti gli altrettanti progetti Print presentati entro la data del 6 dicembre 2013: il Comune di Latina ha deciso di revocare, per sopraggiunti motivi di pubblico interesse, i provvedimenti che avevano reso possibili quelle istanze. Tra i destinatari della comunicazione, coloro che lo riterranno opportuno, potranno proporre ricorso al Tar, ma dovranno tener conto del fatto che l’individuazione dei 22 ambiti di intervento a suo tempo approvata ha natura di mera indagine esplorativa con riserva di verifica della rispondenza con l’interesse pubblico, e che pertanto le posizioni dei privati interessati ai Print, come ha precisato l’Avvocatura comunale con un recente parere, «sono riconducibili al rango di semplice aspettativa, quindi prive di titolarità di posizione giuridica soggettiva qualificata, consolidata e pertanto azionabile».
L'articolo completo in edicola con Latina Oggi (9 aprile 2016)
 http://www.latinaoggi.eu/news/news/16551/L-insostenibile-pesantezza-dei--Print.html

Lido di Latina Sotto sequestro anche lo stabilimento Amarylli beach club

Questa mattina gli agenti della Forestale hanno provveduto a porre sotto sequestro lo stabilimento balneare Amarylli Beach Club di Latina. L'ordinanza di sequestro è stata emessa del Gip Pierpaolo Bortone, su richiesta del sostituto procuratore Giuseppe Miliano. L’azione della Procura di Latina è mirata contro l’occupazione abusiva del pubblico demanio marittimo. Si tratta del quinto stabilimento del litorale finito sotto sequestro. Le strutture sequestrate erano state segnalate alla Procura da 9 distinte informative di reato presentate dal Nipaf di Latina. Sono quelle attività per le quali il Comune di Latina aveva fatto decadere la concessione demaniale. Il problema ero lo smontaggio delle strutture entro la fine di ottobre, come previsto dal Piano di utilizzazione degli arenili. Un provvedimento, quello del Comune, che è stato sospeso da un pronunciamento del Tar. Ma l'azione penale va avanti comunque. http://www.latinaoggi.eu/gallery/news/16569/Sotto-sequestro-anche-lo-stabilimento-Amarylli-beach-club.html

martedì 5 aprile 2016

edilizia urbanistica Scia unificata, il Consiglio di Stato boccia il decreto

di Paola Mammarella http://www.edilportale.com/news/2016/04/normativa/scia-unificata-il-consiglio-di-stato-boccia-il-decreto_51173_15.html

Poca chiarezza sui casi in cui, prima della presentazione della segnalazione, sono richieste altre autorizzazioni

04/04/2016 – La Scia unificata doveva rappresentare una conquista in termini di semplificazione e segnare un traguardo nella riforma della Pubblica Amministrazione. Il Consiglio di Stato, però, col parere 839/2016 ha chiesto una serie di importanti modifiche alla bozza di decreto per l’introduzione del modello unico, approvata dal Governo nel gennaio scorso.
 
Secondo i giudici, il decreto non risolve, ma anzi complica, i casi in cui, prima di presentare la Scia, sono necessarie altre autorizzazioni. Non ci sarebbe inoltre chiarezza sul periodo di diciotto mesi dopo il quale i privati sarebbero al riparo da eventuali azioni della Pubblica Amministrazione e sui documenti da allegare alla Scia unificata.
 

Scia, cosa è e come funziona

Prima di analizzare il provvedimento, il CdS ha ricordato che non è necessario nessun permesso preventivo per le attività soggette a Scia perché queste:
- sono ‘libere’, ‘consentite direttamente dalla legge’ in presenza dei presupposti normativamente stabiliti, senza più spazio per alcun potere di assenso preventivo della PA.;
- sono ‘conformate’ dalle leggi amministrative, e quindi sottoposte a successiva verifica dei requisiti da parte delle autorità pubbliche, entro un termine stabilito.
 
Il Consiglio di Stato contesta innanzitutto il metodo usato per semplificare la materia, cioè l’adozione di un decreto a sé stante, mentre considera più semplice agire direttamente con una modifica all’articolo 19 della Legge 241/1990.
 

Scia, i casi intermedi

Il decreto, così come formulato, non risolve le situazioni intermedie, cioè quelle in cui il privato deve richiedere altre autorizzazioni prima di presentare la Scia. Il Consiglio di Stato vede tre alternative possibili:
- escludere questi casi dalla fattispecie della Scia;
- includerli e prevedere espressamente che il privato possa presentare la segnalazione solo dopo  aver provveduto, a suo carico, ad ottenere le autorizzazioni;
- prevedere che la presentazione della Scia attivi un meccanismo per l’ottenimento delle autorizzazioni a cura della PA. In questo caso la Scia si trasformerebbe in una “richiesta di inizio attività”, con un modulo complementare a quello della “Scia pura”.
 
La scelta tra queste tre alternative compete al Governo, ma in ogni caso il decreto andrebbe riscritto. Questo anche perché, secondo il CdS, il Governo non ha esercitato due profili della delega per la riforma della Pubblica Amministrazione (Legge 124/2015). Si tratta della ricognizione e “precisa individuazione” dei procedimenti soggetti a Scia, a silenzio assenso, ad autorizzazione espressa e a comunicazione preventiva, che “va assolutamente effettuata” con un decreto successivo, e dell’obbligo di indicare i termini entro i quali l’amministrazione è tenuta a rispondere o entro cui il silenzio dell’amministrazione equivale ad accoglimento della domanda.
 

Documenti da allegare alla Scia

Secondo il CdS, dal momento che la norma prevede moduli unificati e standardizzati da pubblicare sui siti istituzionali delle amministrazioni, è necessario vietare espressamente che questi possano rinviare di fatto ad altri formulari presso altre Amministrazioni. Al contrario si dovrebbe chiarire esplicitamente che tutta la documentazione necessaria è indicata ‘a monte’ nel modulo unificato e che al privato basta collegarsi al sito web dell’Amministrazione interessata per scaricarlo e conoscere i documenti da allegare.
 

Scia e autotutela della Pubblica Amministrazione

Come si legge nel parere, la legge delega ha introdotto un ‘nuovo paradigma’ nei rapporti tra cittadino e Pubblica Amministrazione, prevedendo un limite massimo di 18 mesi dopo il quale la PA non può più agire in autotutela e si consolidano le posizioni dei privati. Il decreto sulla Scia unificata ha confermato l'impostazione della delega, ma per applicare questo principio anche alla Scia secondo il CdS servono delle attività di raccordo normativo. I giudici hanno sottolineato che l’autotutela è un provvedimento di secondo grado rispetto ad uno adottato precedentemente dalla PA, ma questo meccanismo non vale per la Scia, dove il provvedimento iniziale manca del tutto.

Fatta questa premessa, il CdS ha fatto notare che nell’articolo 21-nonies della legge 241/1990 è previsto per la Scia un potere inibitorio che la PA può esercitare entro 18 mesi. Per mettersi al riparo da dubbi interpretativi i giudici hanno sollecitato l’armonizzazione di tutta la disciplina sulla Scia, chiarendo in particolare da quale momento far decorrere i diciotto mesi.
 
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Castelli e fari, le dimore da sogno che l’Italia mette in vendita

di Paola Mammarella http://www.edilportale.com/news/2016/04/mercati/castelli-e-fari-le-dimore-da-sogno-che-l-italia-mette-in-vendita_51184_13.html

Gli immobili pubblici sono nel circuito ‘Invest in Italy Real Estate’ alla ricerca di investitori che le trasformino in alberghi o case di lusso

04/04/2016 – Sono duecento, ma sono destinati ad aumentare, gli immobili pubblici messi in vendita, che i privati potranno acquistare e riqualificare. Dimore storiche, fari e complessi residenziali nei centri storici sono solo alcune delle opportunità di investimento pubblicate nella sezione “Real Estate” del sito “Invest in Italy”.
 
La piattaforma web è stata messa a punto in collaborazione tra Agenzia Ice, Presidenza del Consiglio, Ministeri della Difesa, dello Sviluppo Economico, dell'Economia e delle Finanze e Agenzia del Demanio. La mappatura ha coinvolto un milione di immobili appartenenti a 11 mila enti pubblici che li stanno dismettendo. Gli immobili stanno ora affrontando una procedura di selezione in cui viene valutata la loro attrattività per investitori italiani e internazionali.
 
Di seguito dieci esempi di castelli, fari ed edifici storici in buono stato di conservazione che potrebbero rinascere a nuova vita.
 

Castello Nelson a Catania

Il complesso si trova a qualche chilometro da Bronte, in Provincia di Catania. La prima parte del complesso è stata costruita nel 1100 sulle rovine di un monastero benedettino.

Nel ‘700 è stata la residenza dell’ammiraglio inglese Horatio Nelson. Per la sua posizione e le caratteristiche costruttive potrebbe diventare un resort turistico.
 

Ex prigione San Severo a Venezia

Il complesso è stato costruito e modificato durante la dominazione austriaca e si trova in pieno centro storico, a poca distanza da piazza San Marco.

L’edificio ha una vocazione turistica o residenziale.
 

Piazza Castello a Torino

L’edificio si trova nel pieno centro storico di Torino ed è stato parzialmente ricostruito dopo la seconda guerra mondiale.

È adatto ad essere trasformato in struttura alberghiera, residenza di lusso o uffici.
 

Castello di Petroro a Todi – Perugia

Il palazzo è stato costruito nel 1300 e si trova nella campagna umbra in posizione panoramica.

È adatto per l’uso sia turistico sia residenziale.
 

Faro Capo Mulini ad Acireale – Catania

Costruito tra il 1578 e il 1584 come torre di difesa, il faro si erge sul golfo di Catania e rientra tra gli immobili vincolati ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.lgs. 42/2004).

La proprietà rimarrà al Ministero della Difesa, con cui si potrà siglare un contratto di concessione.
 

Palazzo Vivarelli Colonna a Firenze

Situato nel centro storico di Firenze, vicino piazza della Signoria, è il risultato di successive aggregazioni di singole unità immobiliari iniziate presumibilmente nel ‘500.

Le sue caratteristiche e la localizzazione lo rendono idoneo a diventare un hotel o una residenza privata.
 

Ospedale degli innocenti a Bologna

L’edificio risale al tredicesimo secolo ed è uno dei più caratteristici del centro storico di Bologna.

È adatto ad essere trasformato in complesso residenziale con attività commerciali al piano terra.
 

Torrione francese a Gaeta – Latina

È stato costruito nel diciannovesimo secolo. Si trova in un complesso medievale affacciato sul mare.

L’area è interessata da numerose iniziative di promozione turistica.
 

Ex prigione San Donnino a Como

Realizzato nel diciannovesimo secolo, si trova in una posizione centrale.

Potrebbe essere convertito a uso residenziale o alberghiero.
 

La Lama Hotel a Roma

Chiudiamo la rassegna con un edificio contemporaneo rientrato nel censimento. È un hotel di lusso situato nel quartiere Eur a Roma e progettato dallo studio Massimiliano e Doriana Fuksas Design.

Al momento è in fase di costruzione. Al termine dei lavori avrà diciassette piani fuori terra e 439 stanze, di cui 7 suites.
 
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Green economy, l’industria italiana del mobile è un’eccellenza in Europa

di Alessandra Marra http://www.edilportale.com/news/2016/04/risparmio-energetico/green-economy-l-industria-italiana-del-mobile-%C3%A8-un-eccellenza-in-europa_51208_27.html

Presentata la ricerca di Symbola e FederlegnoArredo: tra i 10 green driver del legno-arredo durabilità, disassemblabilità ed efficienza energetica

05/04/2016 – L’industria italiana del Legno Arredo è sempre più attenta alla sostenibilità, vantando performance ambientali da primato in Europa, per quanto concerne eco-design, durabilità, biomateriali e materiali riciclati, riduzione delle sostanze inquinanti, efficienza energetica, riuso e upcycling e certificazioni ambientali.
 
A sottolinearlo il dossier ‘Il made in Italy abita il futuro - Il Legno Arredo verso l’economia circolare’presentato ieri a Roma da Fondazione Symbola e FederlegnoArredo, in cui si analizzano i vecchi modelli produttivi legati al cosiddetto ‘business as usual’ e all’economia lineare (‘produci, consuma, butta’) e quelli legati ad un’economia più sostenibile, efficiente e circolare (‘produci, consuma, recupera’).
 

Made in Italy e Green economy: i numeri italiani 

Secondo il dossier l’industria italiana del mobile utilizza, sul fronte dei consumi di energia elettrica, 30 tonnellate equivalenti di petrolio (tep) ogni milione di euro prodotto, contro le 68 della media dei Paesi Ue, le 39 del Regno Unito, le 56 della Francia, le 63 della Germania, le 101 della Spagna.
 
Anche per quanto concerne la riduzione delle emissioni climalteranti le aziende italiane dell’arredo sono in testa: vengono consumate infatti 39 tonnellate di CO2 equivalente per milione di euro prodotto, mentre le tedesche si aggirano sulle 50 tonnellate, le francesi sulle 52n tonnellate, le britanniche 93 e spagnole 124.
 
Nella riduzione dei rifiuti il mobile made in Italy fa segnare performance importanti, anche se migliorabili: sono 15,5 le tonnellate di rifiuti generate per milione di euro prodotto, meglio delle imprese tedesche (15,8), meno bene di quelle spagnole (7), francesi (10), britanniche (13).
 
Altro dato analizzato nel report è quello delle competenze; nella presenza di professioni green, il sistema del Legno Arredo registra una interessante dinamica, passando dal 12,7% della forza lavoro complessivamente impiegata nel 2011 al 18,9% relativo all’anno 2014 (+6,2 punti percentuali in 3 anni). Un risultato che, sia in termini di quote che in termini tendenziali, appare superiore sia rispetto all’industria manifatturiera, dove nel 2014 l’incidenza di professioni green sugli occupati si attesta al 16,9%, sia all’intero sistema economico, 13,2%. Segno che il settore ha colto la necessità di accrescere il capitale di conoscenze in questo ambito.

Quanto agli investimenti green, sono il 31% le imprese del settore che tra il 2008 e il 2015 hanno investito in prodotti e tecnologie in grado di assicurare risparmio energetico e minor impatto ambientale: poco meno della media dell’industria manifatturiera (32%), ma, ad esempio, più di quelle di un altro pilastro del made in Italy, il tessile-abbigliamento (29%).

Le statistiche europee testimoniano inoltre che le imprese italiane dell’industria del mobile sono leader in Europa negli investimenti in Ricerca e Sviluppo (R&S), che spesso sono anche investimenti green pur non essendo classificati come tali: precedono, infatti, con 56,4 milioni di Euro, quelle inglesi (44,6), tedesche (39,9) e francesi (17,5).
 
Nel report infine si analizzano gli impatti in termini di competitività degli investimenti in sostenibilità ambientale. Tra le imprese del Legno Arredo che hanno fatto investimenti green (anni 2012- 2014), il 23,4% ha registrato un aumento nei livelli di fatturato, mentre tra le imprese che gli investimenti non li hanno fatti scendiamo al 17,6%: uno spread di +5,8 punti percentuali. Gli investimenti green spingono anche l’innovazione: hanno sviluppato nuovi prodotti o servizi il 30,4% delle imprese che hanno effettuato eco-investimenti.
 

I green driver dell’economia circolare

Accanto all’analisi dei numeri, la ricerca di FederlegnoArredo e Fondazione Symbola ha analizzato oltre 30 esperienze di impresa relative a 10 green driver legati alla economia circolare: Eco-design, Durabilità, Disassemblabilità, Biomateriali e materiali innovativi, Materiali rinnovabili e certificati, Materiali riciclati, Riduzione sostanze inquinanti, Efficienza energetica, Riuso e upcycling, Certificazioni ambientali.

Ad esempio tra i principali green driver della competitività delle imprese italiane del Legno Arredo c’è la durabilità dei prodotti, che dipende anche da un’adeguata progettazione. Tra i quattro casi aziendali analizzati nel dossier c’è Molteni & C, impegnata a produrre arredi di qualità e durabilità nel tempo, garantendo oltre 10 anni la reperibilità delle parti di ricambio e dei principali tipi di rivestimento per i propri arredi. Tale approccio è adottato anche dall’azienda produttrice di cucine Dada che garantisce la disponibilità dei componenti 10 anni, aspetto molto importante in caso di trasloco della cucina da un’abitazione a un’altra. Altro caso analizzato quello diZanotta che realizza prodotti che conservino inalterate il più a lungo possibile le caratteristiche iniziali. Anche Poliform pone grande attenzione nel selezionare i migliore materiali concentrandosi, parallelamente, sulle loro caratteristiche di affidabilità e durata nel tempo come nel caso dei vetri temperati di sicurezza fino a 5 volte più resistenti di un vetro normale.
 
Tra le aziende analizzate nel campo del disassemblaggio c’è Valcucine che ha puntato negli ultimi anni alla de-materializzazione e alla realizzazione di una cucina progettata utilizzando soli ripiani e cestoni senza l’utilizzo di colle. L’azienda assicura inoltre una garanzia a vita che prevede anche il ritiro gratuito del prodotto a fine vita.
 
Infine per il miglioramento dell’efficienza degli impianti industriali il dossier ha analizzato quei sistemi di produzione che con semplici accorgimenti riescono a consumare una minor quantità di energia; tra questi il sistema adottato da Porro che a seguito di un audit energetico effettuato in collaborazione con la Esco Heat&Power e FederlegnoArredo in meno di due anni ha terminato di pagare il progetto ed è entrata in possesso di un impianto più efficiente. Gli impianti di produzione della Rimadesiosono alimentati da energia solare, ciò permette all'azienda dal 2011 di produrre una quantità di energia superiore al suo fabbisogno, potendola così immettere nella rete pubblica. Motori ad alto rendimento, monitoraggio costante dei consumi dei singoli macchinari, pannelli fotovoltaici sulle coperture dell’azienda sono invece gli interventi che consentono alla Snaidero di abbattere l’emissione di CO2. Sistem Costruzioniproduce edifici in legno realizzati con pannelli multistrato in legno massello le cui dimensioni contenute facilitano le operazioni di movimentazione e montaggio. Luce naturale e ventilazione contribuiscono a ridurre i consumi energetici, a migliorare la qualità dell’ambiente interno e a limitare l’impatto degli edifici. Velux, infine, ha puntato su prodotti pensati per assicurare, attraverso un sistema di sensori e di meccanismi automatizzati di regolazione dei vari dispositivi, la possibilità di ottimizzare autonomamente l’illuminazione, la ventilazione naturale, la protezione dal calore e i consumi energetici.
 

Made in Italy e green economy: i commenti

“Il valore delle imprese italiane del Legno Arredo è riconosciuto globalmente grazie a un insieme di fattori assolutamente inimitabili - ha commentato Roberto Snaidero, presidente FederlegnoArredo. Un mix vincente di tradizione, ricerca e innovazione che da decenni rendono unici i nostri prodotti, come dimostra il crescente successo sui mercati di tutto il mondo e gli oltre 13 miliardi di euro di export”.
 
“La ricerca evidenzia un valore intrinseco che ci sprona a essere ancora più decisi nel perseguire quella ricerca della qualità che a oggi ha contribuito a imporci sui mercati di tutto il mondo anche in momento difficili. Qualità che passa attraverso la grande cura del dettaglio e, soprattutto, l’attenzione a processi produttivi sostenibili e virtuosi. Per le nostre imprese l’economia circolare è già una realtà, ma dobbiamo fare di più puntando a diventare il settore di riferimento per l’Italia e il resto del mondo” ha concluso Snaidero.
 
“Grazie alla sua tradizione e alla capacità di innovare senza perdere la propria anima - ha dichiarato il presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci - l’industria italiana del Legno Arredo ha iniziato a cogliere, e mi auguro sia in grado di farlo sempre più, le opportunità della green economy e dell’economia circolare. Già oggi l’Italia è prima in Europa nel recupero dei materiali e risparmiamo circa 15 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, evitando 55 milioni di tonnellate di emissioni di CO2”.
 
“È questo il campo della nuova sfida che attende il made in Italy, la chiave che potrebbe garantire un rinnovamento all’altezza dei tempi. Bisogna portare in questo cammino, che è nei nostri cromosomi antichi di Paese povero di materie prime, cultura e legame con il territorio, capacità di sintesi tra valori d’uso, bellezza e sostenibilità. L’Italia deve fare l’Italia anche quando percorre la via dell’economia circolare” ha concluso Realacci. 
 
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Terre da scavo, Parlamento: ‘non abbassare i livelli consentiti di amianto’

di Paola Mammarella http://www.edilportale.com/news/2016/04/normativa/terre-da-scavo-parlamento-non-abbassare-i-livelli-consentiti-di-amianto_51237_15.html

Chiesto di mantenere la soglia a 1000 mg/kg come in Europa, rispetto ai 100 mg/kg proposti, per evitare l’aumento dei costi delle opere

06/04/2016 – Mantenere la concentrazione massima di amianto che permette il riutilizzo delle terre e rocce da scavo a 1000 mg/kg rispetto ai 100 mg/kg previsti dalla bozza di decreto che deve riscrivere e armonizzare la normativa sull’argomento. Lo hanno chiesto le Commissioni Lavori Pubblici del Senato e Ambiente della Camera.
 
La richiesta è stata motivata col divieto di gold plating, che dovrebbe impedire l’introduzione, nella normativa nazionale, di livelli di regolazione superiori a quanto previsto dall’ordinamento europeo .
 

Terre da scavo e amianto oggi

Al momento la Tabella 1 dell’Allegato 5 alla parte IV del Titolo V del Codice dell’Ambiente (D.lgs. 152/2006) ammette una concentrazione di amianto di 1000 mg/kg. Oltre questo livello, precisano le Commissioni, scatta il divieto di riutilizzo dei materiali estratti durante gli scavi.
 
Anche nell’Unione Europea le varie disposizioni vigenti indicano una concentrazione limite dello 0,1%, equivalente quindi a quella di 1000 mg/kg.
 

Terre da scavo e amianto, cosa potrebbe succedere

Secondo le Commissioni, portando il livello limite a 100 mg/kg si introdurrebbero aggravi di natura operativa e procedurale e ci si porrebbe in contrasto con lo spirito di semplificazione della norma che deve essere approvata. Molti materiali da scavo dovrebbero infatti essere smaltiti come rifiuti anziché essere riutilizzati come sottoprodotti, producendo un aggravio di costi per la realizzazione di numerose opere pubbliche.
 
Le Commissioni lamentano anche che nel provvedimento non si fa una adeguata distinzione tra i materiali contenenti amianto di origine antropica, come il cemento amianto, e quelli con amianto di origine naturale, ad esempio le rocce amiantifere. Situazioni  che comportano condizioni operative, livelli di rischio e misure cautelative molto diversi tra loro.
 
Nella relazione illustrativa che accompagna lo schema di decreto si legge che l’abbassamento dei limiti è stato inserito dal Ministero dell’ambiente su indicazione dell’Istituto superiore di sanità. Ma, sostengono le Commissioni, le motivazioni non sembrano esaustive.
 

Terre da scavo, le richieste delle Commissioni

Oltre a chiedere il mantenimento dei limiti di concentrazione di amianto oggi consentiti, le Commissioni hanno proposto di rafforzare l’obbligo di analisi e prospezioni geognostiche sui siti di intervento.
 
A detta delle Commissioni l’idoneità dei siti di deposito intermedio dovrebbe emergere dalla caratterizzazione ambientale, indipendentemente dal fatto che i siti abbiano la stessa destinazione urbanistica di quelli di produzione.
 
Le Commissioni hanno poi proposto di includere tra le pratiche industriali che consentono il riutilizzo anche il trattamento a calce per la stabilizzazione dei materiali da scavo.
 
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sabato 2 aprile 2016

Latina ancora uno stabilimento sotto sequestro: sigilli al Lido di Enea

Il Nipaf del Corpo Forestale di Stato è tornato questa mattina sul lungomare di Latina per sequestrare un altro stabilimento balneare. Stavolta è toccato al Lido di Enea. L’ordinanza di sequestro firmata dal giudice Pierpaolo Bortone su richiesta del pm Giuseppe Miliano si fonda sull’ipotesi di occupazione abusiva del demanio marittimo, ed è la fattispecie che riguarda tutti i nove stabilimenti che, per non aver smontato le strutture entro i termini fissati dal contratto, si erano visti revocare la concessione demaniale dal Comune di Latina. Concessione poi restituita loro dal Tar del Lazio. Ma questo non basta a fermare a livello penale l'inchiesta. http://www.latinaoggi.eu/gallery/news/16134/Ancora-uno-stabilimento-sotto-sequestro--sigilli-al-Lido-di-Enea.html