lunedì 2 dicembre 2013

Architetti in sciopero contro gli obblighi di POS e di assicurazione

di Rossella Calabrese

Federarchitetti: ‘l’edilizia è ferma e il Governo ci strizza con inutili balzelli. Siamo pronti all’astensione dall’attività professionale’

02/12/2013 - Gli Ordini professionali e i Sindacati degli ingegneri e degli architetti hanno dichiarato ormai in tutti i modi e in tutte le occasioni il loro totale disaccordo verso l’obbligo di installare il POS in tutti gli studi professionali, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2014.
Al coro di no si aggiunge Federarchitetti, il Sindacato Nazionale Architetti Liberi Professionisti, secondo cui “il POS è il tributo di un Governo oggi prono alle banche come, solo ieri, prono alle compagnie assicurative con l’introduzione dell’obbligo indifferenziato dell’assicurazione obbligatoria per centinaia di migliaia di liberi professionisti ormai senza lavoro”.
 
“L’edilizia è ferma, l’economia è bloccata dai vincoli burocratici, i crediti sono sempre più insoluti - afferma il Sindacato - ed il Governo non trova altre soluzioni chestrizzare i liberi professionisti con ulteriori ed inutili balzelli”.
 
E se l’Esecutivo non tornerà sui suoi passi, Federarchitetti si dichiara pronto “a prendere in considerazione, per la prima volta, la possibilità di una astensione dall’attività professionale insieme agli altri liberi professionisti per respingere fermamente i continui attacchi della politica al mondo delle professioni tecniche”.
 
L’obbligo, per i professionisti, di accettare, dal 1° gennaio 2014, pagamenti dai clienti anche per via elettronica è statointrodotto dal Decreto Sviluppo Bis. I primi a chiedere di essere esclusi dall’obbligo sono stati gli Architetti, i quali hanno spiegato che le attività professionali prevedono pagamenti normalmente superiori ai massimali delle carte di debito (leggi tutto).

Secondo il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, con l’obbligo di POS “60 milioni di euro si trasformeranno da reddito dei professionisti a rendita per le banche” (leggi tutto). Anche InarSind, il Sindacato degli Architetti e degli Ingegneri liberi Professionisti, ritiene la nuova disposizione inadeguata ai professionisti, dal momento che il POS “poco si concilia con importi delle prestazioni professionali normalmente superiori ai 1.000 euro” (leggi tutto).

Pochi giorni fa la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ha calcolato che l’obbligo di Pos frutterà alle banche un utile di oltre due miliardi di euro all’anno, ma ha anche ricordato che ad oggi mancano i decreti attuativi che dovranno definire modalità, procedure e limiti per l’applicazione dell’obbligo di Pos e, soprattutto, le sanzioni per chi non si mette in regola (leggi tutto).

Invece, l’obbligo per tutti i professionisti di stipulare unapolizza assicurativa che copra eventuali danni arrecati a terzi nell’esercizio della propria attività è in vigore dal 15 agosto 2013Come stabilito dal DL 138/2011 e dal Regolamento di riforma delle Professioni (Dpr 137/2012), i professionisti sono tenuti a sottoscrivere l’assicurazione e, al momento dell’assunzione di un incarico, a renderne noti al cliente gli estremi e il massimale. http://www.edilportale.com/news/2013/12/professione/architetti-in-sciopero-contro-gli-obblighi-di-pos-e-di-assicurazione_36762_33.html

Caos Imu, le strade del Governo per tamponare il pasticcio seconda rata

Allo stato attuale, ai cittadini dei Comuni dove l'aliquota base è stata aumentata nel 2012 e nel 2013 spetta la copertura del 40% dell'extragettito previsto. Mancano ancora le delibere degli Enti locali, ma si tratterebbe di una cifra compresa tra 200 e 400 milioni. Il passaggio alla Camera della Legge di Stabilità potrebbe essere l'occasione per reperire quelle risorse e mettere fine al caso. Oppure si studia un rimborso MILANO - "Era più semplice far pagare una quota al 10% dei più abbienti. Ne avremmo ricavato 1,2-1,4 miliardi. E invece guarda cosa succede ora. I troppi compromessi ci costringono a dover racimolare altri 150-200 milioni". Così il ministro per gli Affari regionali, Graziano Delrio, parla in un'intervista a Repubblica del caos sull'Imu, la cui seconda rata è stata abolita ma creando l'incertezza relativa al supplemento che riguarda i Comuni che hanno aumentato l'aliquota rispetto al livello base del 4 per mille.


Allo stato attuale, secondo il decreto del Consiglio dei Ministri datato 30 novembre e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, le casse dello Stato si dovranno far carico di una quota pari al 60% dell'extragettito derivante dall'innalzamento dell'aliquota. Ma è partita la corsa per racimolare anche il restante 40%, che attualmente pesa sulle spalle dei cittadini. Ci sono però ancora molti punti scivolosi.

I dubbi sul gettito. Innanzitutto, non è chiaro quanti soldi sia necessario reperire. Gli Enti locali hanno tempo fino al 9 dicembre per pubblicare le delibere relative agli aumenti delle aliquote. Solo quando saranno completate queste procedure si avrà il quadro definitivo della situazione e si saprà a quanto ammontano le risorse da trovare per coprire il 40% della differenza tra l'Imposta base dello 0,4% e quella imposta dai sindaci. Non bisogna poi sottovalutare il fatto che, a differenza di quanto emerso nella prima versione circolata
del decreto del Cdm, la platea pare estesa ai Comuni che hanno innalzato l'Imu sia nel 2012 che nel 2013, mentre inizialmente pareva fossero coinvolti solo i casi di modifica a valere sul bilancio in corso. In ogni caso, le stime variano tra 200 e 400 milioni di euro. Una cifra tutto sommato "contenuta", ma che riguarda qualcosa come 2.700 città italiane (800 circa quelle che sono intervenute nel 2013, cui si sommano quelle che hanno confermato quest'anno le modifiche del precedente).

Le soluzioni al vaglio. Per tamponare quella che è già diventata nel linguaggio comune la "mini-Imu", che per altro si aggiungerebbe alle scadenze fiscali previste per il 16 gennaio (con tanto di allarme dei Caf sui possibili ricorsi, visto che il quadro si chiarirebbe solo pochi giorni prima), il governo pare comunque intenzionato a correre ai ripari. Due le vie sul tavolo. Una piuttosto elaborata prevederebbe l'obbligo per i cittadini di versare il balzello, salvo poi vederselo rimborsare in un secondo momento. L'altra soluzione, più lineare, consiste nell'intervenire nell'ambito del dibattito alla Camera sulla Legge di Stabilità per garantire fin da subito le coperture. Il problema è che in questo caso si allungherebbe sempre più la lista dei "desiderata" affidata all'Aula di Montecitorio, che dovrebbe rimandare anche le pressioni per una maggiore incisività sul taglio del cuneo fiscale all'anticipazione di imposte o all'accelerazione della spending review. Ancora una volta, quindi, si metterebbe nelle mani del Commissario ai tagli, Carlo Cottarelli, il destino di questa vicenda.

Le reazioni. Non mancano nel frattempo le reazioni da parte della politica. Mentre il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, ha fatto il mea culpa ai microfoni di SkyTg24 e ha promesso i correttivi con la Stabilità, a difesa dell'azione di Governo si è schierato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanni Legnini, che al Messaggero ha definito "eccessive e ingenerose" le reazioni al caos sulla tassazione della casa. L'opinione pubblica, in sostanza, dimenticherebbe "che il governo, seppur tra mille difficoltà, è riuscito a trovare la copertura per gran parte dell'imposta". http://www.repubblica.it/economia/2013/12/02/news/decreto_abolizione_imu_prima_casa_caos-72479636/?ref=HREC1-14
(02 dicembre 2013)© RIPRODUZIONE RISERVATA 

domenica 1 dicembre 2013

Scia ed edilizia libera, l’Ance fa il punto sulle semplificazioni

Dai costruttori una panoramica sull’evoluzione normativa che ha portato allo snellimento delle procedure di Paola Mannarella

02/12/2013 - Scia, edilizia libera e sostituzione dei titoli abilitativi con un’unica autorizzazione. Dopo una serie di interventi legislativi per la semplificazione e liberalizzazione delle attività in edilizia, l’Ance, Associazione nazionale costruttori edili, fa una sintesi delle norme che negli ultimi anni sono state varate per rendere più snelle le procedure.
La Legge 69/2009 ha portato da 90 a 60 giorni il termine per la chiusura dei procedimenti amministrativi, dopo il quale può scattare il risarcimento del danno ingiusto da parte della PA, e a 20 giorni i termini entro cui devono essere resi i pareri obbligatori.
 
Con il DPR 139/2010 è stata semplificata la procedura per l’autorizzazione paesaggistica per ampliamenti non superiori al 10% del volume originario, demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria e sagoma, aperture di porte e finestre sui prospetti degli edifici adeguamento antisismico, realizzazione di parcheggi pertinenziali, tettoie e adeguamento della viabilità.
 
Il DL “Incentivi” 40/2010 ha introdotto tre tipi di interventi di edilizia libera, per i quali è necessaria solo la comunicazione di inizio lavori (CIL) o deve essere presentata una relazione tecnica. Tra gli interventi liberalizzati spiccano la manutenzione straordinaria, l’apertura di porte interne o lo spostamento di pareti interne.
 
Col il DL 78/2010 è poi arrivata la Scia, Segnalazione certificata di inizio attività, che ha sostituito la Dia e ha permesso l’avvio del cantiere nello stesso giorni di presentazione della domanda, senza dover più aspettare 30 giorni. La semplificazione vale per  gli interventi di manutenzione straordinaria che incidono sugli aspetti strutturali, risanamento e restauro, ristrutturazione edilizia leggera, varianti in corso d'opera al permesso di costruire. Non può invece essere usata quando la Dia è alternativa al permesso di costruire.
 
Sempre nello stesso anno, il Dpr 160/2010 ha introdotto ilSuap, Sportello unico delle attività produttive, unico soggetto pubblico di riferimento territoriale per tutti i procedimenti relativi all'esercizio di attività produttive, di prestazione di servizi e agli interventi di localizzazione, realizzazione, trasformazione, ristrutturazione o riconversione, ampliamento o trasferimento di impianti produttivi.
 
A causa di qualche perplessità sui nuovi titoli abilitativi, il DL Sviluppo 70/2011 ha introdotto dei chiarimenti ufficiali sulla Scia, spiegando che sostituisce la Dia solo quando non è alternativa al permesso di costruire, che restano ferme le norme per la vigilanza sull’attività urbanistico edilizia e che la nuova disciplina non incide sulle autorizzazioni degli enti preposti alla tutela.

Ma la maggiore novità del decreto è il silenzio assenso sul permesso di costruire, che scatta qualora sia decorso inutilmente il termine per l’adozione del provvedimento conclusivo, e le compravendite di cubature, che diventano atti soggetti a trascrizione.
 
Successivamente, il DL Salva Italia 201/2011 permette al titolare del permesso di costruire di realizzare direttamente le opere di urbanizzazione primaria di importo inferiore alla soglia comunitaria, che dal 1 gennaio 2012 è pari a 5 milioni di euro.
 
Il DL 83/2012 ha introdotto in seguito il SUE, Sportello unico dell’edilizia, unico punto di accesso per tutti i nulla osta e pareri necessari al rilascio del permesso di costruire e ha modificato ancora il procedimento per il rilascio del  permesso di costruire stabilendo che se entro 60 giorni non intervengono le intese e i nulla osta il responsabile dello sportello unico indice la conferenza di servizi. Le amministrazioni che hanno espresso parere positivo potranno non intervenire.
 
Con il Dpr 59/2013 è arrivata l’AUA, Autorizzazione unica ambientale, che può sostituire fino a sette titoli abilitativi.
 
Il DL Fare 69/2013 ha apportato modifiche di rilievo ammettendo la Scia per le demolizioni e ricostruzioni con sagoma diversa e prorogando di due anni la validità dei titoli abilitativi per dar modo alle imprese di terminare i lavori senza chiedere ulteriori permessi.

La norma ha anche chiarito che la disciplina sul riutilizzo delle terre e rocce da scavo si può utilizzare nelle opere soggette a Via e nei cantieri conseguenti ad attività soggette ad AIA con volumi fino a 6 mila metri cubi.  stato inoltre stabilito che l’autorizzazione paesaggistica è efficace per tutta la durata dei lavori se questi sono iniziati nei cinque anni dal rilascio.  

Bonus 50%, non ne ha diritto chi paga le spese ma abita in un’altra casa

In attesa della proroga ufficiale, nuove faq delle Entrate su ecobonus, bonus ristrutturazioni e bonus mobili

02/12/2013 - L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato sul portale informativo del Governo in materia di agevolazioni fiscali sulla casa, nuove faq su ecobonus 65%, bonus ristrutturazioni 50% e bonus mobili. Le risposte dell’Agenzia chiariscono ulteriori dubbi su soggetti beneficiari, interventi e spese agevolabili, modalità di pagamento e documenti da conservare ed eventualmente esibire in sede di controllo.
 
In particolare, sul tema delle detrazioni 50% per le ristrutturazioni edilizie, l’Agenzia chiarisce che la sola condizione di 'familiare a carico' non garantisce il beneficio fiscale per chi sostiene le spese di un intervento. 

Può beneficiare della detrazione, invece, il familiare convivente del possessore o il detentore dell’immobile oggetto dell’intervento, purché sostenga le spese e siano a lui intestati bonifici e fatture.

Riguardo alle agevolazioni previste dall’ecobonus 65% per la riqualificazione energetica degli edifici, l’Agenzia ribadisce che sono ammesse le spese finalizzate al conseguimento di risparmi energetici.
 
A tal fine è essenziale acquisire idonee attestazioni, effettuare i pagamenti tramite bonifici da cui risulti la causale del versamento, il codice fiscale del soggetto che paga e del beneficiario del pagamento e intestare le fatture allo stesso soggetto che richiede la detrazione.

Altre precisazioni dell’Agenzia riguardano il bonus mobiliper l’arredo di una casa soggetta a ristrutturazione.

L'Agenzia delle Entrate precisa che un intervento di manutenzione ordinaria (es. la tinteggiatura delle pareti) eseguito in singole abitazioni, non dà diritto al bonus mobili salvo che questo non rientri nell’ambito di un intervento più vasto (es. manutenzione straordinaria o ristrutturazione); in tal caso, l’intervento stesso viene assorbito dalla categoria superiore, aprendo le porte alla fruibilità delle detrazioni.

Scarica l’INFOGRAFICA di Edilportale su Bonus mobili e detrazioni fiscali 65% e 50%
 
Ricordiamo che con l’approvazione della Legge di Stabilità 2014 il Senato ha confermato l’estinzione del Bonus mobili a partire dal 2015 e la proroga delle detrazioni 50% e 65% nel modo seguente:
 
- con aliquote immutate sia per il bonus ristrutturazioni (50%) che per l’ecobonus (65%) fino al 31 dicembre 2014 (fino al 30 giugno 2015 nel caso di riqualificazione dei condomini);
- con decrescita delle aliquote al 40% (ristrutturazioni) e al 50% (ecobonus) fino al 31 dicembre 2015 (fino al 30 giugno 2016 nel caso di riqualificazione dei condomini);
- con decrescita delle aliquote al 36% sia per il bonus ristrutturazioni che per l’ecobonus fino al 31 dicembre 2016.
 
Nel 2014 e nel 2015 il tetto di spesa agevolabile resterà fermo a 96 mila euro. A partire dal 2016 il bonus tornerà invece all’aliquota ordinaria del 36% e il tetto di spesa scenderà a 48 mila euro.  di Giovanni Carbone  http://www.edilportale.com/news/2013/12/normativa/bonus-50-non-ne-ha-diritto-chi-paga-le-spese-ma-abita-in-un-altra-casa_36771_15.html

Proroga delle detrazioni Irpef del 65 per miglioramento efficienza energetica e 50 % per ritrutturazioni edilizie

Proroga delle detrazioni del 65 e 50 %: sono un valido incentivo all’edilizia? http://blog.quotidiano.net/gandolfi/2013/11/28/proroga-delle-detrazioni-del-65-e-50-sono-un-valido-incentivo-alledilizia/ Bologna 28 novembre 2013 E’ stato prorogato di un anno, fino al 31 dicembre 2014, l’ecobonus del 65% per gli interventi collegati al risparmio energetico e le detrazioni del 50% per le ristrutturazioni e l'acquisto di mobili ed elettrodomestici. Sono alcuni dei punti trattati nel disegno di stabilità del 2014, approvato dal Consiglio dei Ministri , che prevede interventi per 27,3 miliardi di euro nel triennio 2014-2016, di cui 11,6 nel 2014. Per quanto riguarda l’ecobonus del 65% le detrazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici sono prorogate fino alla fine del 2014, mantenendo l’attuale aliquota, per poi decrescere progressivamente. Nel 2015 le detrazioni scendono infatti al 50% e nel 2016 tornano al 36%. Per gli interventi che interessano le parti comuni degli edifici condominiali o tutte le unità immobiliari di cui si compone il condominio, le spese sostenute fino al 30 giugno 2015 sono detraibili al 65%, mentre quelle effettuate fino al 30 giugno 2016 usufruiscono del bonus al 50%. Gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, realizzati su singole unità immobiliari o su parti comuni di edifici residenziali, e gli interventi antisismici su prime case ed edifici produttivi ricadenti nelle zone ad alta pericolosità sismica, godono di una detrazione fiscale del 65%. Lo sconto si applica sull’Irpef dovuta da chi sostiene le spese e si recupera in dieci rate annuali. Il tetto di spesa varia in funzione del tipo di intervento. Per quanto riguarda le detrazioni fiscali del 50% per le ristrutturazioni e l'acquisto di mobili ed elettrodomestici anch’esse sono prorogate fino alla fine del 2014. Le spese sostenute nel 2015 sono agevolate con una detrazione fiscale del 40%. Nel 2014 e nel 2015 il tetto di spesa agevolabile resta fermo a 96 mila euro. A partire dal 2016 il bonus torna invece all’aliquota ordinaria del 36% e il tetto di spesa scende a 48 mila euro. Sono temi importanti che dovrebbero incentivare nuovi interventi. A queste due misure la Legge di Stabilità ha destinato un miliardo di euro. E’ sicuramente positivo il rifinanziamento dell’ecobonus, misura che aiuta l’occupazione, le famiglie e l’ambiente. Con la proroga del Bonus Mobili fino al 31 dicembre 2014 il Governo ha confermato di avere a cuore gli interessi dei cittadini e di uno dei più importanti settori produttivi del Paese. L’allungamento di altri 12 mesi per poter usufruire delle detrazioni Irpef del 50% per l’acquisto di mobili destinati ad abitazioni sottoposte a ristrutturazione consentirà agli italiani di sfruttare pienamente uno strumento che, approvato a luglio ma operativo solo da metà settembre, permette di risparmiare fino a 5.000 euro in dieci anni. Per diventare operativi, i contenuti della Legge di Stabilità dovranno essere confermati nel passaggio in Parlamento. Si auspica che ci sia conferma a queste proposte.

Certificatori energetici, il MiSE avvia l’accreditamento dei corsi

Pubblicato lo schema di procedura con cui Università, enti di ricerca e ordini professionali potranno richiedere l’autorizzazione di Rossella Calabrese 29/11/2013 - Il Ministero dello Sviluppo economico ha pubblicato lo schema di procedura per l’autorizzazione allo svolgimento dei corsi di formazione per i certificatori energetici degli edifici.L'autorizzazione ministeriale per i corsi è prevista dal Dpr 75/2013, in vigore dal 12 luglio 2013, che ha fissato i criteri di accreditamento degli esperti e degli organismi a cui affidare la certificazione energetica degli edifici. I tecnici che intendano svolgere questa attività, se non possiedono già i titoli di studio necessari, sono tenuti a frequentare uno specifico corso di formazione. Requisiti e procedure per diventare certificatore energetico I corsi possono essere svolti a livello nazionale da Università, Organismi ed enti di ricerca, Consigli, ordini e collegi professionali, previa autorizzazione del Ministero dello sviluppo economico, d’intesa con il Ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture. Tale autorizzazione deve essere richiesta al Ministero, indicando i contenuti del corso, i moduli tematici, la durata in ore, le modalità di svolgimento, il CV dei docenti, le modalità di espletamento degli esami, il costo dell’iscrizione. Ricevuta la richiesta di autorizzazione, il Ministero indirà una Conferenza di servizi per valutarla e risponderà al richiedente entro 45 giorni dalla presentazione della richiesta. Le domande saranno valutate seguendo l’ordine cronologico di arrivo. L’autorizzazione ha durata triennale e permette, entro i tre anni, di replicare il corso secondo le modalità autorizzate. L’elenco dei corsi autorizzati sarà pubblicato sul sito web del Ministero dello Sviluppo Economico. Nella nota, il Ministero spiega che l’Attestato di Prestazione Energetica (APE) degli edifici è uno tra gli strumenti più importanti per valorizzare, anche a fini commerciali, la qualità energetica ed ambientale di un immobile. Esso costituisce, inoltre, la premessa per la creazione di nuove figure professionali dedicate e la specializzazione di quelle esistenti. “Nell’ambito della politica di promozione dell’efficienza energetica - prosegue il comunicato del MiSE - il Governo, con il DL 63/2013, convertito con la Legge 90/2013, ha recentemente rafforzato questo strumento”. Ricordiamo però che lo stesso Ministero dello Sviluppo Economico ha proposto di eliminare l’obbligo di allegazione dell’APE agli atti di trasferimento a titolo gratuito e di sanzionare con una multa di 500 euro quelli di compravendita e locazione privi di APE, ritenendoli comunque validi. Una semplificazione, avanzata già da settembre 2013, che - secondo le intenzioni del MiSE - mira alla ripresa del mercato delle compravendite e delle locazioni, ma che ha suscitato le proteste dei certificatori o aspiranti tali, che vedono ridursi le possibilità di lavoro in questo settore. http://www.edilportale.com/news/2013/11/normativa/certificatori-energetici-il-mise-avvia-l-accreditamento-dei-corsi_36750_15.html

Latina ecopunti ko niente sconti, per la Tares il sistema non è pronto e il comune non potrà riconoscere le riduzioni

Intanto si applicano le penali all'azienda che non ha ancora consegnato le isole interrate. Latina Oggi 1 dicembre 2013